PERCHÉ L’ASINO

San Daniele Cavalli (2)

San Daniele del Friuli

L’asino è un animale d’affezione molto importante. Nel rapporto con le persone esprime tutta una serie di attributi, che hanno notevole significato nelle attività terapeutico- riabilitative. L’asino infatti è lento, sicuro, paziente, prudente, sobrio, discreto. Permette un ritmo rilassato e tranquillo, una lentezza ponderata che è significativa nel rapporto anche per le persone che vi entrano in contatto nelle attività programmate.

L’asino promuove un rapporto intenso, empatico, che passa per canali sensoriali ed emozionali profondi e che si realizza focalizzando progressivamente l’attenzione reciproca e creando un rapporto circolare, con vicendevoli feed-back tra la persona e l’asino, vissuti essenzialmente nell’analogico.

Mano a mano che si sviluppa, quello con l’asino diviene un rapporto privilegiato, che ha il suo ritmo e che viene via via a riflettere tutta l’area esperienziale: tra persona ed asino si sviluppa la tendenza a rispondere in modo sempre più selettivo all’altro.

Le attività con l’asino sono fonte di ben-essere perché tali animali attraverso il contatto fisico e le carezze danno calore, comunicano emozioni, ricordano la relazione originaria. Quindi la dimensione fondamentale è l’affettività, o meglio la possibilità di sentire, percepire, di essere in contatto con i propri sentimenti e di saperli esprimere. La capacità di manifestare l’affettività è ciò che conferisce umanità all’uomo.

L’Idotea (Associazione che si occupa di Onoterapia) nel 1996 ha coniato la parola “onoterapia” per designare questa attività che è ormai entrata nel linguaggio comune degli operatori del settore. Hippos è la parola greca che indica il cavallo e ippoterapia è il termine che indica la “terapia” con l’ausilio del cavallo. Onos è la parola greca che indica l’asino e onoterapia è, quindi, il termine che indica la “terapia” con l’ausilio dell’asino.

L’Attività Assistita con l’Asino non è assolutamente solo una “terapia” fisica. Con l’onoterapia si valorizzano le caratteristiche fisiche e comportamentali dell’asino (di taglia ridotta, morbido da toccare e da accarezzare, paziente ed affettuoso, lento nei movimenti ed incline alle andature monotone e controllate). Così è possibile offrire preziosi servizi a favore di persone colpite da handicap o disagio, con risultati che compaiono velocemente e possono essere documentati.

E’ una pratica equestre che utilizza l’asino come strumento terapeutico e si concretizza in un “complesso di tecniche di educazione e rieducazione” mirato ad ottenere il superamento di un danno sensoriale, motorio, cognitivo, affettivo e comportamentale. Un approccio dalle infinite potenzialità che si propone come co-terapia funzionando da “acceleratore“ delle acquisizioni, dell’efficacia e dei risultati di altre terapie. E’ una tecnica che sta attirando l’attenzione di molti specialisti e la considerazione di numerosi centri terapeutici.

Gli strumenti dell’onoterapia sono l’asino, il corpo, il movimento, il gioco, la relazione asino-utente-operatore; tutte le possibili espressioni di comunicazione che permettano il riavvicinamento alla dimensione corporea, allentando i conflitti, ristabilendo una connessione col mondo delle emozioni e dei vissuti interiori.

E’ un metodo attivo che non permette mai alla persona di restare passiva o di isolarsi. L’asino riesce sempre a ottenere la sua partecipazione sollecitandola sul piano psico-motorio, intellettivo, sociale e affettivo.

Tale attività si propone in particolare di realizzare iniziative per la demedicalizzazione e deistituzionalizzazione di coloro che  in situazione di disagio personale e/o sociale rischiano di essere emarginati; promuovere un intervento innovativo, la verifica di metodologie alternative a quelle tradizionali, un’ulteriore occasione per lo sviluppo della personalità, delle facoltà cognitive, dell’autostima, della fiducia, della comunicazione, dell’affettività, della concentrazione, della percezione della propria posizione nello spazio, della postura e della responsabilità; porsi come attività a integrazione di altri interventi terapeutici, farmacologici e/o psicoterapici.

La caratterizzazione dell’Attività Assistita con l’Asino deriva innanzitutto dallo studio dell’etologia dell’asino stesso. La conoscenza dei suoi comportamenti, delle sue reazioni, della sua indole. Le sue caratteristiche lo rendono particolarmente adatto al lavoro terapeutico-relazionale. Offre il massimo della sicurezza garantendo sempre un comportamento tranquillo, lento nei movimenti, non nevrile, paziente e disponibile al tempo stesso. Ma la sua peculiarità più importante è la sua ricerca di contatto fisico, di vicinanza, di carezza. Il bisogno di essere in comunicazione emotiva, di essere toccato, di ricevere coccole.

Le sedute

Ogni seduta di onoterapia inizia con un processo di induzione alla relazione con l’asino, con attività iniziali quali ad esempio quelle di primo contatto visivo e tattile, di governo, del prendersi cura di loro e del loro stato di benessere. L’induzione del rapporto, sempre più veloce, consueta e solida col ripetersi del tempo, è seguita dalla attività vera e propria di onoterapia. Le sedute terminano con un processo di orientamento, procedendo alla separazione dell’utente dalla intensa relazione con l’animale.

Le attività vengono svolte in modo flessibile e presentano alcuni elementi comuni: essere attenti al “qui ed ora”; procedere passo dopo passo, rassicurare, rendendo l’esperienza di onoterapia sicura e “normale”; operare induzioni e rinforzi positivi, favorendo ciò che si vuole ottenere; lavorare sulle emozioni, per favorirne il controllo ed aumentare l’autostima delle persone; esplorare in maniera non critica ed empatica i vissuti delle persone; le sedute vengono costruite sulle persone in modo che il tutto sia loro chiaro, accettato e coerente con la logica generale, introducendo via via  piccoli cambiamenti tali che possano essere anch’essi compresi dalle persone e che producano nel tempo i cambiamenti maggiori; dare motivazioni per il cambiamento; dare obiettivi graduali; lavorare sulla fiducia, sull’attenzione alle retroazioni, sulla gestione dello stress e sull’affidabilità dell’animale, sul conoscerlo e prevederne le reazioni; stimolare alla relazione circolare uomo-animale mediante la focalizzazione vicendevole prestando attenzione all’altro; accrescere la consapevolezza di sé nel rapporto; tendere a concludere ogni seduta sempre con un successo e con la gratificazione reciproca uomo-animale.

Le resistenze vanno accettate ed utilizzate. Le resistenze sono una forma di genuina collaborazione all’onoterapia, coerente con la necessità delle persone che devono metabolizzare, con tempi e modi che sono loro propri, i cambiamenti proposti dall’onoterapeuta.

Attraverso il ripetersi di questo processo, attraverso la ripetuta esperienza di riassociazione e riorganizzazione della propria vita esperienziale, attraverso canali profondi essenzialmente non verbali, si possono mettere in moto negli utenti che partecipano alle attività meccanismi di cambiamento e di miglioramento.

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