Si è concluso a Treviso il progetto europeo CHANGE, che ha raccolto la sfida socioculturale, promuovendo azioni a 360 gradi

TREVISO – Si chiude dopo due anni di lavoro il progetto europeo CHANGE che ha sviluppato una serie di azioni concrete per sensibilizzare alla prevenzione della violenza di genere e potenziare i servizi dedicati agli uomini che scelgono di agire violenza, contribuendo a rafforzare i servizi sociosanitari locali e promuovendo un welfare integrato pubblico-privato. Hanno partecipato all’evento di chiusura 130 “addetti ai lavori” quali amministratori, assistenti sociali, insegnanti e soggetti del terzo settore che a vario titolo si occupano del tema.
Nel corso dei saluti istituzionali sono intervenuti il sindaco di Treviso, Mario Conte, il delegato del Prefetto, dott. Giacomo Toma, la consigliera regionale e presidente della V Commissione regionale sanità e sociale, Sonia Brescacin, per la Cooperativa sociale Itaca, capofila del progetto, il responsabile area giovani e sviluppo di comunità, Willy Mazzer.
Inserito all’interno del Programma CERV 2021 – Citizens, Equality, Rights and Values, Sezione Daphne, il progetto “Change – Pathways to prevent and combat gender based violence” (Percorsi per prevenire e contrastare la violenza di genere) è stato co-finanziato dalla Commissione Europea con oltre 375 mila euro, cui si sommano 41 mila euro di cofinanziamento da parte dei partner, per un importo totale di oltre 417 mila euro. Della durata di 24 mesi, è stato guidato dalla Cooperativa sociale Itaca in qualità di ente capofila, ha coinvolto in Friuli Venezia Giulia i territori di Pordenone e Gorizia, in Veneto i territori di Treviso e della Sinistra Piave. Oltre a Itaca, nel partenariato sono presenti il Comune di Pordenone e il Comune di Treviso, AsFO, AsuGI e Ulss 2 Marca trevigiana, Centro di Ascolto uomini Maltrattanti, Fondazione di Comunità della Sinistra Piave ETS, Ires Fvg, Aps L’Istrice, Relive – Relazioni libere dalle violenze, Cooperativa sociale Una casa per l’uomo, European Network for the Work With Perpetrators of Domestic Violence.

CHANGE ha sviluppato azioni per la creazione e messa a sistema di percorsi di prevenzione e contrasto alla violenza di genere attraverso attività di sensibilizzazione e educazione nelle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado. Con i laboratori di “Alice incontra Pollicino” sono stati coinvolti oltre 1000 studenti di 5 Istituti comprensivi di Treviso, 48 classi di cui 20 quinte della scuola primaria, 14 seconde e 14 terze della scuola secondaria di primo grado.
Il board game “Free to Choose” è entrato in tre istituti superiori di Pordenone coinvolgendo circa 280 studenti e studentesse di 16-17 anni (classe quarta).
Con la “Formazione Engage” sono stati formati 295 operatori di prima linea dei Servizi sociali, sanitari, di protezione all’infanzia, operatori delle Forze dell’ordine, avvocati, ma anche specialisti privati e volontari che entrano in contatto con uomini, fruitori dei propri servizi, che agiscono violenza nelle relazioni affettive.
Sono stati aperti o potenziati quattro “Sportelli CUAV” (centri per uomini autori di violenza) a Treviso e Conegliano (di riferimento per il Distretto Pieve di Soligo dell’Ulss2) per il Veneto, a Pordenone e Gorizia per il Friuli Venezia Giulia, destinati agli uomini che agiscono violenza. Finora gli Sportelli hanno accolto 60 uomini. Gli Sportelli si rivolgono a uomini che abbiano agito violenza di genere, così come definita dalla “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica” (Istanbul, 2011). Gli uomini possono accedere spontaneamente al programma di trattamento o essere indirizzati da terzi, come ad esempio i Servizi sociosanitari o le Forze dell’ordine.
Tutte le azioni del progetto hanno arricchito la filiera dei servizi sociosanitari di riferimento, attraverso la promozione di un welfare pubblico-privato quanto più vicino possibile alle risorse e ai bisogni dei territori.
Chiara Grando, coordinatrice del progetto, Cooperativa sociale Itaca
«La violenza di genere è una sfida socioculturale vitale per la nostra società. Insieme ai partner di CHANGE abbiamo scelto di affrontarla a 360 gradi, mettendo a sistema le nostre competenze e professionalità. Siamo intervenuti con le giovani generazioni per educare i bambini ai valori della parità di genere e del rispetto reciproco, e per offrire ai giovani strumenti per riconoscere, sradicare e superare gli stereotipi di genere. Abbiamo formato gli operatori che si trovano in prima linea e si relazionano con uomini che hanno scelto di agire violenza. E ci siamo rivolti agli stessi uomini, attivando ex novo 2 sportelli CUAV e potenziandone altrettanti. Come Cooperativa Itaca abbiamo optato per una scelta di campo volta ad adottare una strategia complessiva, che metta in sicurezza le vittime, donne e minori, e si occupi altresì della presa in carico dell’uomo che tali violenze agisce».
Cristina Tonon, coordinatrice Unità Operativa Prevenzione Violenza del Comune di Treviso:
«Il lavoro di Rete rappresenta lo strumento fondamentale per poter affrontare e contrastare il fenomeno della violenza sulle donne e sui loro figli, spesso testimoni silenti di comportamenti violenti. Dobbiamo pertanto partire dalla costruzione di una Rete Territoriale che, nel rispetto delle specifiche competenze, collabori attivamente per creare efficaci sinergie finalizzate in primis a garantire una corretta presa in carico delle vittime di tali reati e anche degli autori e parimenti che ponga in essere una collaborazione attiva per promuove un reale cambiamento culturale attraverso azioni coordinate e condivise. L’Ambito territoriale VEN_09 sta sperimentando un modello Operativo di Rete per promuovere connessioni, azioni concrete e progettualità con l’obiettivo di contrastare il fenomeno della violenza sulle donne e sui minori vittime di violenza assistita attraverso una proficua collaborazione dove ogni soggetto contribuisce in maniera concreta e significativa a perseguire l’obiettivo comune».
Chiara Moretti, psicologa, coordinatrice CUAV; Fabio Ballan, counselor, operatore CUAV “Cambiamento Maschile”:
«Cambiamento maschile è un CUAV, ovvero un Centro per Uomini Autori di Violenza, che attua un programma rivolto agli uomini autori di violenza di genere per accompagnare un cambiamento comportamentale e prevenirne la recidiva. Come tutti i CUAV appartiene alle Reti Antiviolenza e lavora in sinergia con tutti i servizi pubblici e privati antiviolenza. Obiettivo ultimo del lavoro è garantire la sicurezza e il rispetto dei diritti delle donne e dei figli e delle figlie minori colpiti dalla violenza. Il Centro promuove azioni di formazione, informazione e sensibilizzazione per contribuire a sviluppare una cultura all’insegna della parità dei diritti tra uomini e donne, e della non violenza».
Angela Ferraro, dirigente scolastica IC5 “Coletti” Treviso
«Il problema principale che connota il nostro tempo e che giunge ad esacerbarsi nelle relazioni di oggettificazione dell’altro e dunque nel suo annientamento con violenza, è l’analfabetismo emotivo, unitamente all’incapacità di sostenere relazioni umane che si connotino per impegno e profondità. L’epoca dell’iperstimolazione veloce digitale e social è l’antitesi della riflessione su sé stessi, la quale necessita di un tempo lento. Le funzioni genitoriali stanno attraversando una grande crisi dovuta ad una pervasiva insicurezza, mancanza di autorevolezza e difficoltà di affrontare i conflitti, tutto concorre alla difficoltà delle nuove generazioni di sviluppare una metacognizione e soprattutto un’intelligenza emotiva, unica funzione che permetterebbe loro di avere una relazionalità ed un’affettività sana».
Sara Pellizzari, educatrice, Cooperativa sociale Itaca
«Cosa significa educare alle emozioni alla scuola primaria o alla secondaria di primo grado? Per noi educatori, che da anni incontriamo moltissime classi, significa ascoltare, osservare, mettere i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze nella condizione migliore per aprirsi e riempire di significati i loro gesti, pensieri, parole e sentimenti. Chiediamo loro di insegnarci a educarli alle emozioni, mettendoli a disposizione del materiale umano di qualità, qualche linea guida, un po’ di conoscenza affinché possano creare la loro storia attraverso l’incontro, il confronto ed il dialogo. Il dialogo e confronto diventano per noi strumenti fondamentali perché permettono di attivare un clima di fiducia all’interno del gruppo classe che facilita la promozione della consapevolezza dei vissuti emotivi partecipando in modo rilevante alla costruzione della loro identità personale».
Loris Balliana, Fondazione di Comunità della Sinistra Piave
«La violenza, soprattutto quella di genere si alimenta dalla culture del dominare. Per questo FdC ha sostenuto percorsi che privilegiano le generazioni: dalle più piccole dialogando con tutte le altre nelle loro “funzioni” sociali o gerarchiche: alunni, genitori, educatori, insegnanti, adulti in genere. I laboratori educativi di Alice inCONtra Pollicino si sono realizzati a scuola nelle classi quinte della scuola primaria e terze della secondaria di primo grado, e sono stati finalizzati a far crescere persone libere da stereotipi, pregiudizi, aggressività, nel rispetto reciproco e dei ruoli di genere, ricercando soluzioni non violente ai conflitti che possono insorgere nei rapporti interpersonali e focalizzando l’attenzione sul diritto all’integrità personale. Le azioni di prevenzione hanno come ingredienti principali l’attenzione e la gentilezza per affrontare con consapevolezza un tema che chiama al confronto non solo con i diritti universali, ma anche con la cultura e i valori delle nostre comunità locali».
Letizia Baroncelli, psicologa, psicoterapeuta e operatrice CAM:
«La formazione ENGAGE, realizzata dalle operatrici del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze, è stata rivolta agli operatori di prima linea (prevalentemente assistenti sociali, psicologi ed educatori) del territorio del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto. La formazione è stata organizzata in n. 6 edizioni di n. 8 ore ciascuna, per un totale di 48 ore di docenza raggiungendo circa 295 operatori. Gli obiettivi della formazione Engage sono quelli di fornire strumenti utili agli operatori di prima linea ad incoraggiare e motivare gli uomini autori di violenza a cercare un aiuto professionale e specialistico, assicurandosi che tutti coloro che subiscono violenza ricevano adeguato supporto».
Alessandra Pauncz, presidente Relive
«Nell’evoluzione dei CUAV negli ultimi dieci anni, si parte dalla ratificazione della Convenzione di Istanbul, che con l’articolo 16 ha riconosciuto l’importanza di programmi rivolti agli autori di violenza. A partire da quel momento, sono state introdotte diverse riforme normative che hanno creato il contesto giuridico necessario per la nascita di questi centri. Il CNR ha effettuato la mappatura, che ha permesso di individuare la diffusione e le caratteristiche dei CUAV sul territorio nazionale. Sono anche stati stanziati dei fondi che hanno sostenuto le attività dei centri, dello sviluppo delle linee guida e degli standard operativi. Attualmente sono in fase di recepimento gli standard europei e i processi di accreditamento, che hanno l’obiettivo di uniformare e garantire la qualità dei servizi offerti dai CUAV».
Chiara Cristini, IRES FVG Impresa sociale, ricercatrice ed esperta di monitoraggio e valutazione
«La valutazione ha accompagnato tutto il progetto favorendo una riflessione sui punti di forza e di debolezza di Change, sull’efficacia e la capacità di impatto rispetto ai destinatari e alle comunità coinvolte. Se nella fase intermedia questa attività è stata fondamentale per apportare alcune modifiche e migliorare l’intervento, nella fase finale – i cui esiti sono stati presentati a Treviso – sono stati distillati i risultati, le buone prassi, gli strumenti e i metodi che possono rendere l’esperienza replicabile e sostenibile nel tempo. Il metodo partecipato utilizzato durante la presentazione ha arricchito ulteriormente le proposte di continuità».


















