OGNI PUZZLE CREA UN DISEGNO ARMONICO

Ciao amico mio, mi presento.

Io sono Kledjo, un timido, introverso, ma simpatico ragazzo albanese di 26 anni che vive a Sacile dal 2007.

Qualche anno dopo il mio trasferimento in Italia, mi è stata diagnosticata la Distrofia Muscolare di Ullrich, la quale mi ha costretto all’utilizzo della carrozzina.

Da quel momento in poi ho intrapreso un nuovo cammino più difficile e amaro, che mi ha aperto gli occhi sulla diversità.

Da un po’ di tempo frequento il Centro Diurno Disabilità di Sacile come ospite esterno dove, in accordo con la coordinatrice, ho la possibilità di raccontare la mia esperienza nella speranza che, chi è come me, si senta meno solo leggendo questo breve articolo.

Nonostante per me non sia molto semplice aprirmi in questo modo, oggi ti racconto alcune esperienze della mia vita che mi hanno insegnato molto, nonostante mi abbiano anche fatto soffrire. Mi piacerebbe raccontarti “il bello del non bello”: per quanto la disabilità abbia degli aspetti negativi, ci sono anche molti lati positivi, che spesso vengono sottovalutati come, ad esempio, la bellezza dei vigneti illuminati dal sole, oppure la possibilità di spendere un po’ di tempo a osservare la bellezza della natura e di condividere, magari, questo tempo con le persone che sento più vicine.

Per cominciare, mi ricordo di quando ero piccolo e iniziarono le prime ma tante cadute sbucciandomi il ginocchio. Col tempo acquisivo consapevolezza di non essere un bambino forte come la gente pensava. Normalmente le persone, quando immaginano un bambino, lo vedono senza malattie e difetti fisici. Sapere di avere questa fragilità mi ha fatto sentire più vulnerabile: non potevo correre come gli altri e, quando correvo, rischiavo spesso di cadere perché camminavo con le punte dei piedi a causa dei tendini accorciati.

Fortunatamente ero un bambino curioso e questo mi ha aiutato a costruire delle passioni che mi distraevano dal pensiero della malattia e dei suoi problemi.

Un’altra cosa che mi ha fatto riflettere è stato un episodio di alcuni anni dopo, quando ero alle medie. Ero in classe e, di scatto, lanciai i righelli alla professoressa, senza pensarci troppo. Lei non si arrabbiò neanche un po’, come di solito può accadere in questi casi. Finita la lezione, ero da solo con alcuni miei compagni un po’ arrabbiati con me per quel mio gesto e mi dissero che, secondo loro, la professoressa mi aveva trattato con i guanti e non come avrebbe fatto se fossero stati loro. Io ci rimasi male, ma successivamente pensai che avessero ragione e non feci più quell’azione sconsiderata. Inoltre, diventai più consapevole del fatto che non tutti mi trattano nella stessa maniera.

Ci sono persone che non dicono nulla per paura di ferire, e altre che sottolineano quando sbagli in modo crudo. Entrambi i modi, per me, sono sbagliati: forse, quando dicono che la verità è in mezzo, hanno ragione. La cosa mi avrebbe fatto meno male se me l’avessero detta con parole più adeguate e non dure. Ci sono persone che si vantano di essere sincere, ma poi feriscono: questa, per me, non è la vera sincerità, ma una brutta copia. Certo, alcune volte si potrebbe dire la verità anche in modo netto; l’importante è farlo senza rabbia e cattiveria.

Un altro argomento a me caro, che mi piacerebbe affrontare, è quello delle relazioni sentimentali.

Parto dal presupposto che io sono una persona timida: non mi è tanto facile entrare in relazione con le persone in generale, maggiormente con le ragazze.

Per spiegarmi meglio racconterò un episodio che mi è realmente accaduto.

Una sera stavo aspettando che mia mamma comprasse la pizza ed ero fuori, vicino alla pizzeria. Mentre ero li, ho sentito due ragazze parlare di me ed una dire: ‘’Guarda quel ragazzo, è carino’’, mentre l’altra rispondeva ‘’Peccato, però, è in carrozzina’’. Che dire: sono stato colpito al cuore dal nemico giurato di Cupido e capii che, per certe ragazze, la carrozzina è un problema per svolgere, con un partner, una vita serena e piacevole. Però è anche vero che non tutte le donne sono state così con me: ci sono state alcune ragazze che hanno mostrato interesse per me, ma, a volte perché non ero interessato io, a volte a causa della mia timidezza, non ho concluso nulla. Eppure, una cosa che ho notato, e che mi fa piacere, è che alcune di queste ragazze si sono interessate a me nonostante io avessi delle disabilità e loro no.

In base alla mia esperienza ho imparato che oltre alle differenze, fisiche o mentali, ci sono anche quelle culturali: credenze religiose, usanze, modi di vivere, ideali, alimentazione e quant’altro. Direi che il vero problema non sono le diversità di cui molti hanno inconsciamente timore, ma la competizione e l’egoismo. All’interno di tutta la varietà di differenze che possono esistere, io penso che, anche se non si può essere d’accordo sempre, invece di concentrarsi su chi è meglio o peggio, su chi ha ragione o no, ci si potrebbe concentrare sul fatto che ogni diversità può essere una risorsa e che ogni puzzle è composto da pezzi tutti diversi tra di loro che creano un disegno armonico.

Forse le uniche cose su cui non ci dovrebbero essere differenze sono i valori di amore, empatia, rispetto, buon senso e perdono e che, solo coltivando questi doni, potremo diventare veri esseri umani.

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