EDUCATORI VERSUS COVID: REINVENTARSI IN MODO INTERATTIVO CON LA SMART EDUCATION

L’equipe, coordinata da Daniela Bortolin, è composta da Stefano Campoccia, Francesca De Grandis, Emanuela Strumendo, Giulia Giuliani, Cristina Gerolami, Anna de Bortoli, Elisa Daneluzzi, Laura Conter

L’esperienza dell’equipe educatori impegnata nel territorio Uti Sile e Meduna

AZZANO DECIMO – L’emergenza Coronavirus, che ha impedito in modo repentino ed imprevedibile il lavoro educativo in presenza fisica al fianco dei bambini e ragazzi disabili e non, all’interno dei contesti scolastici ed extrascolastici, ha portato l’equipe della Cooperativa Itaca impegnata nei servizi educativi all’imprescindibile necessità di reinventare il proprio lavoro.
Fin dalla prima fase, il responsabile del Servizio sociale dell’Uti Sile e Meduna si è espresso nella raccomandazione di supportare le famiglie, i bambini e i ragazzi, garantendo sia la disponibilità di utilizzo di parte delle ore previste nei progetti individualizzati, ma anche il supporto del proprio staff per la messa a punto ed autorizzazione dei progetti.
Da subito ad alcuni educatori dell’equipe è venuto in mente di utilizzare la tecnologia, inizialmente per comunicare con le famiglie e dare un supporto emotivo, poi, via via con il perdurare della situazione di emergenza, diversi educatori hanno iniziato a predisporre dei progetti a distanza, più complessi e strutturati, in collaborazione con gli insegnanti, con i compagni di classe, creando così delle reti di supporto.
A questo punto per dare struttura a questa progettazione, la coordinatrice assieme alle cinque referenti di Gruppi di Pensiero (educatrici con compiti di conduzione di gruppi tematici) hanno deciso di costituire un team di lavoro, che è stato ampliato anche ad altri tre educatori con specifiche competenze, e che, tutti a titolo gratuito, si sono resi disponibili a mettersi in gioco per ripensare a modalità nuove di lavoro, nonché ad un supporto per gli altri educatori.
Il team ha così lavorato per delineare delle Linee Guida sulle modalità di attivazione di progetti a distanza con indicazioni sia relative ai contenuti educativi che agli strumenti tecnologici da utilizzare, proponendo un format di progetto da utilizzare per condividere con le assistenti sociali la progettualità pensata e per richiederne le ore necessarie.
Gli educatori del team si sono resi disponibili nel supportare i colleghi educatori nello stilare il progetto e in consulenze sull’utilizzo degli strumenti informatici idonei. Al fine di comprendere ed avere un quadro delle aree di criticità, il team ha ideato e predisposto un questionario compilato da tutti gli educatori, dal quale sono emerse delle tematiche (strumenti informatici, approcci con le famiglie, proposte di attività e strumenti educativi a distanza) che sono diventate oggetto di un percorso formativo rivolto a tutti gli educatori, coinvolti in un incontro in plenaria sulla piattaforma online Teams.
Il Servizio sociale dei Comuni – sono coinvolti Azzano Decimo, Chions, Fiume Veneto, Pasiano di Pordenone, Prata di Pordenone e Pravisdomini – ha accolto e sostenuto questa nuova modalità di progettazione, con la quale, anche con il supporto delle assistenti sociali, si sono raggiunte una novantina di famiglie che hanno dimostrato di aver apprezzato questo nuovo approccio educativo ed i cui pareri (raccolti nel mese di marzo attraverso una breve intervista) sono stati pubblicati in diverse Newsletter di Ambito Vivo e ripresi anche in un articolo del Gazzettino.
Abbiamo personalizzato lo smart working, calandolo su misura alle nostre specificità ed esigenze. La smart education ha costituito il nuovo canale per approcciarsi ai nostri servizi educativi, diventando modalità di lavoro innovativa e condivisa con i responsabili del Servizio Sociale, tanto da venire adottata, come opzione, per tutti i progetti educativi già attivi e nuovi per tutto il 2020.
Alla luce di questa esperienza è stato chiesto agli educatori di esprimere il proprio vissuto e le proprie riflessioni che qui di seguito Stefano riporta a nome dei colleghi.
Daniela Bortolin
Coordinatrice dei Servizi Educativi

Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò #1
Vissuti degli educatori in tempo di Smart Education e Covid-19

“- Cosa fai nella vita?
– L’educatore.
– E che lavoro è?
– Ogni giorno uno diverso, quando hai fortuna”
Riassumere in queste poche righe quello che è stato essere educatore in questi ultimi mesi non è propriamente un compito facile. Il modo migliore per farlo è forse quello di intrecciare a mo’ di rete le esperienze di ciascuna delle persone che ogni giorno lavorano insieme a noi nella grande famiglia dell’equipe educativa di cui siamo parte. Speriamo che in questo modo ne emergano i tratti significativi, come una sorta di “macramè d’esperienze”.
Come ha influito su di noi quanto accaduto negli ultimi mesi?
La sfida del lockdown ha messo tutti noi sulla stessa linea di partenza, non importava che avessimo tre, cinque, dieci o anche venti anni di esperienza alle spalle, eravamo di fronte alla necessità di non fermarci, come persone prima ancora che come professionisti. E allora ecco lo sgomento iniziale, il chiedersi come rimettersi in gioco e come restare al fianco di chi vedeva in noi un riferimento, come entrare in contatto in modo diverso con queste persone nella straordinarietà della situazione.
Al contempo accorgersi che questo “rallentare e guardarsi allo specchio del Covid” forse aveva anche dei lati positivi. Cogliere il meglio dalla situazione (tratto peculiare del lavoro dell’educatore) ci ha portato a concentrarci di più sullo stare in famiglia in un modo diverso, libero da tutti quegli spostamenti sul territorio che occupano buona parte della nostra giornata lavorativa, sul formarci per riempire le nostre lacune e provare a comprendere meglio il mondo che ci circonda e, perché no, goderci questa primavera che tanto Covid o non Covid è arrivata lo stesso in tutta la sua forza rigeneratrice.
La parola d’ordine è stata “trasformare una situazione emotivamente e lavorativamente critica in una fonte di crescita personale”. E allora che fare? Quello che sappiamo fare meglio: rimboccarci le maniche e agire, fare qualcosa di concreto, per chi beneficia del servizio, per la famiglia, per noi stessi, essere “boccata d’aria fresca”, cambiare (anche se con un po’ di paura e qualche dubbio) il nostro modo di lavorare!
È stato importante agire subito, senza pensarci troppo, per mantenere almeno un minimo di contatto, partire e aggiustare il tutto in corsa come funamboli della relazione che riscoprono l’empatia anche attraverso lo schermo. WhatsApp, Skype, Zoom, “no aspetta la connessione non funz… non ti sent… ti richiam… ACCENDI QUELLA DANNATA WEBCAM! Ah ecco… sì il pigiama è bellissimo ma magari non ti ci presenteresti in classe non credi…? Si la metto su io la pasta!” e a cascata tutto il resto, lo scoprire e lo scoprirsi, l’“entrarsi reciprocamente in casa”.
Ecco forse è questo l’aspetto più evidente di come sia cambiato il nostro modo di lavorare, lo stare a distanza ci ha paradossalmente avvicinato. Noi siamo entrati nella vita quotidiana delle famiglie con cui lavoriamo e viceversa. Gli schermi dei pc sono diventati finestre bidirezionali sulla quotidianità altrui e questo ci ha richiesto di rivedere il nostro modo di porci nei confronti delle sfide grandi e piccole che il nostro lavoro ci presenta.
Gli obiettivi e le attività? Tutto da ri-declinare. “Cosa vuol dire la modulistica non c’è, dobbiamo riscriverla?”. Abbiamo dovuto aggiornarci, imparare ad utilizzare strumenti che pensavamo di conoscere in modo diverso. Il pc è diventato il nostro unico mezzo di relazione con buona pace della guida fisica e della capacità di anticipare le reazioni e i comportamenti, considerato il mezzo relazionale completamente nuovo. Insomma “notti insonni e casse di Maalox” almeno all’inizio, ma è stato consolante confrontarsi con i colleghi e scoprire che alla fin fine eravamo (e siamo) tutti sulla stessa barca.
Poi è arrivato il bello, rimaneggiare gli equilibri e le routine come creta inumidita dalla novità che può tornare a essere lavorata, formarsi, aggiornarsi, reinventarsi ed evolversi, trovare nuovi modi di bere insieme quel caffè tanto importante, comprare le cartucce per la stampante che devi fare l’esame, sentirsi dire “menomale che tu ci sei lo stesso”, scoprire di poter dialogare con tutta la famiglia su un piano diverso, più intimo e creativo.
Certo sono emersi anche i chiaroscuri, abbiamo capito per qualcuno il percorso svolto insieme contava davvero e che per qualcun altro invece non era così ed eravamo un “tappabuchi” come un altro, ma nel complesso quel che è emerso è che questo nuovo modo di FARE (parola tanto importante per noi “fanti della relazione”) tutto sommato male non è. Certo ognuno ha la sua idea e di certo in alcuni casi non è facile trasportare in una stanza virtuale la relazione fisica ma ciò che conta è che intanto abbiamo potuto imparare qualcosa di nuovo, accorgerci che la luce bianca è arcobaleno e viceversa.
Lavorare in squadra è stato fondamentale, in questi mesi ci siamo resi conto che due (tre… quattro… cinque…. sessanta) teste sono meglio di una, che solo facendo squadra e confrontandoci tra noi sarebbe stato possibile uscirne “vivi”. Abbiamo discusso e ci siamo confrontati, e a volte anche in modi poco ortodossi, ma in fin dei conti in famiglia si fa così per superare le difficoltà. Sì, perché di difficoltà ce ne sono state parecchie, quella maledetta connessione che proprio dalle nove alle dodici non ne vuole sapere di funzionare, il bisogno di chiedere aiuto ai genitori (si si hai letto bene), l’accettare che oggi Gianni ha deciso di chiudere lo schermo del pc e andare a farsi un giro in giardino (con buona pace delle ore di educativa), il mantra del “copia-incolla-condividi schermo, invia/ricevi file” che rendeva lentissima l’esecuzione di alcune attività insieme.
Insomma, si è trattato di dover davvero trovare nuove risposte per tutto, per tutti e accessibili a tutti, di trasmettere agli altri ordine e stabilità e al medesimo tempo trovarla noi stessi, strappando quel velo di carta di riso che separa la nostra vita da quella delle persone con cui abbiamo l’onore di lavorare e condividere una parte considerevole della nostra quotidianità, perché alla fine è di questo che si tratta.
Abbiamo dovuto combattere lo scetticismo di chi non ci credeva e trasformare in usuale qualcosa che fino a ieri era non solo inusuale ma addirittura “alieno” a molti di noi. Abbiamo “rincorso” e abbiamo “corso insieme a”, abbiamo imparato a distinguere la difficoltà nell’approccio educativo specifico dal fallimento personale, siamo stati disponibili h24 (quando non h48) e alle volte ci siamo trovati a dover spiegare a chi ci è caro il perché di un piatto freddo o di un pranzo/cena consumato in fretta per “tornare a lavorare in quella camera dove stai barricato tutto il giorno”. Poi c’è la faccenda delle telefonate, belli i minuti illimitati eh, ma li preferiremmo illimitanti a volte. Una cosa è sicura: la relazione con i beneficiari del servizio è cambiata.
Equipe educatori territorio Uti Sile e Meduna
Cooperativa sociale Itaca

2 pensieri su “EDUCATORI VERSUS COVID: REINVENTARSI IN MODO INTERATTIVO CON LA SMART EDUCATION

  1. Pingback: ATTRAVERSO LO SPECCHIO E QUEL CHE ALICE VI TROVÒ #2 | IT La Gazzetta di Itaca

  2. Pingback: ATTRAVERSO LO SPECCHIO E QUEL CHE ALICE VI TROVÒ #2 – My WordPress

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.