SVE A CASA RICCHIERI: ECCO MARIANA DAL PORTOGALLO

Mariana Vieira MartinsPORDENONE – Da qualche mese Casa Ricchieri, comunità residenziale che accoglie persone con sofferenza mentale, ha tra le sue fila una giovane volontaria europea proveniente dal Portogallo, Mariana Vieira Martins. La Cooperativa sociale Itaca è infatti accreditata dall’Agenzia Nazionale Giovani come ente ospitante per lo Sve all’interno del programma Erasmus+. Il Servizio Volontario Europeo è un’opportunità nell’ambito della Key Action 1 Mobilità degli individui del programma Erasmus+ e offre ai giovani tra i 17 e i 30 anni un’esperienza di apprendimento interculturale in un contesto non formale, promuovendo la loro integrazione sociale e la partecipazione attiva. A seguire la presentazione che Mariana ha preparato per noi. (fdp)

Ciao! Mi chiamo Mariana Vieira Martins, ho 24 anni e vengo dal Portogallo. Sono laureata in Scienze della comunicazione e ho un master in lingue e relazioni commerciali, completato nel dicembre scorso. Sono una ragazza calma e tranquilla, sempre disposta a imparare nuove cose. Mi piace leggere, guardare film e ascoltare musica.

Vengo da Castelo de Paiva, un piccolo paese, di 16.733 abitanti. Non è mai stato troppo conosciuto fino alla tragedia del 4 marzo del 2001, quando il ponte Hintze Ribeiro, che collegava Castelo de Paiva a altro Comune, è crollato uccidendo 59 persone che passavano su un autobus e due automobili. Un evento che ha oscurato un po’ la bellezza di un paese circondato dalla natura, vicino a quattro fiumi – Douro, Paiva, Arda e Sardoura -, con montagne che permettono la pratica del trekking e della mountain bike. Abbiamo anche un grande vino, il Vinho Verde, cugino del prosecco.

Castelo de Paiva si trova a 50 km dalla città di Porto, une delle più belle del Portogallo (per non dire la più bella), classificata come Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco. Porto è conosciuta per il suo centro storico, fulcro della vita notturna, per i suoi ponti e l’architettura contemporanea e antica, per il suo famoso vino – il Porto, appunto – e per la sua cucina: diversi i patti tipici tra cui la francesinha (pane, uovo fritto, diverse carni ed una salta tipica), trippa “à moda do Porto”, una zuppa fatta con patata, cavolo e chorizo chiamata Caldo Verde e “Bacalhau à Gomes de Sá”, una ricetta tipica con baccalà. La principale università pubblica, l’Università di Porto, è collocata tra le prime 200 università del mondo, e gli amanti del calcio hanno sicuramente sentito il nome del Futebol Clube do Porto (FCP). Tuttavia, la cosa più bella di Porto è senza ombra di dubbio la genuinità e ospitalità della gente.

Io avevo pensato di fare un Sve dopo avere concluso il mio percorso di laurea però, invece di realizzare questa idea, ho deciso di iniziare il master. Non rimpiango questa scelta, ma dopo aver terminato anche il master mi sentivo dispiaciuta per non aver mai avuto un’esperienza interculturale fuori dal mio Paese e provavo un intenso desiderio di cambiare ambiente, uscire dalla zona di comfort e fare qualcosa di diverso da ciò per cui avevo studiato.

Quando ho visto su Facebook l’avviso per fare un anno di volontariato in Itaca, ho deciso di candidarmi perché credevo che almeno ci dovevo provare. Non vi nascondo la mia sorpresa quando ho saputo di essere stata selezionata. Due settimane dopo ero qua a Pordenone, pronta ad iniziare il mio progetto Sve, e voglio sottolineare che il processo burocratico è stato molto semplice. Attualmente, vivo con due ragazze, una portoghese e l’altra spagnola, che sono volontarie come me.

Erasmus +
Lavoro in Casa Ricchieri a Pordenone, una piccola Comunità residenziale che accoglie persone con sofferenze nell’area della salute mentale. Si tratta di un’esperienza completamente nuova per me, non solo perché il mio percorso scolastico e accademico è totalmente altro, ma anche perché la mia unica esperienza precedente di volontariato è stata con persone disabili. Credo che la differenza principale si trovi nel concetto di indipendenza, nei modi attraverso i quali si cerca di potenziare il livello di autonomia e benessere delle persone, attraverso progetti personalizzati.

In questi primi mesi, ho aiutato gli operatori e le persone che risiedono in Casa Ricchieri in cucina e in altri spazi della casa, sono uscita con alcuni ospiti a prendere il caffè o anche soltanto a fare un giro in città. Ora che capisco meglio la lingua italiana e le persone con cui mi relaziono, mi sento pronta a prendere parte, gradualmente, anche ad attività più specifiche, tra gli obiettivi c’è l’idea di sviluppare un laboratorio con i beneficiari del servizio completamente ottimizzato per me.

Era esattamente questo quello che volevo, imparare cose nuove e sviluppare le mie capacità relazionali in un ambiente per me completamente nuovo e con una lingua che prima mi era sconosciuta. Lo Sve offre, infatti, la possibilità di immersione in un contesto culturale che, con più o meno somiglianze, è sempre diverso. Permette, inoltre, il contato con altri volontari e con persone di vari Paesi, che portano sempre un modo di vivere e vedere le cose diverso dal nostro. Questa diversità, in ogni modo, è sempre una cosa bella. Per tutto questo mi aspetto che quest’anno di volontariato europeo sia per me un anno di grande insegnamento, di crescita personale e auto-conoscenza.

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