FVG: SERVONO SOLUZIONI PER I 5000 OPERATORI “PRIVI DI TITOLO”

 

LE PROBLEMATICHE DEGLI OPERATORI SOCIALI “PRIVI DI TITOLO”:

QUALI SOLUZIONI?

VENERDI’ 15 APRILE h 17.30

Palmanova – Auditorium San Marco (Piazza Grande)

Il 15 aprile a Palmanova nuovo confronto con la Regione FVG convocato dalle rappresentanze regionali di Legacoopsociali, Confcooperative-Federsolidarietà e AGCI-Solidarietà, insieme a Circolo Acli Nuova Cooperazione e Gruppo spontaneo educatori Pordenone

PALMANOVA – Servono soluzioni per le migliaia di operatori sociali “privi di titolo” che ogni giorno in Friuli Venezia Giulia sono impegnati nei servizi sociali, sanitari, educativi e di inserimento lavorativo. E’ il nuovo appello lanciato dalle tre Centrali cooperative regionali all’Amministrazione guidata da Debora Serracchiani per mettere in regola gli oltre 5000 operatori “privi di titolo” impegnati nei servizi alla persona e senza l’apporto dei quali il sistema di Welfare regionale rischierebbe di essere messo in ginocchio. Le rappresentanze regionali di Legacoopsociali, Confcooperative-Federsolidarietà e AGCI-Solidarietà, insieme a Circolo Acli Nuova Cooperazione e Gruppo spontaneo educatori Pordenone hanno così convocato un meeting pubblico il 15 aprile alle 17.30 all’Auditorium San Marco di Palmanova dal titolo “Le problematiche degli operatori sociali “privi di titolo”: quali soluzioni?”.

Invitati a partecipare la presidente della giunta regionale Debora Serracchiani, il suo vice e assessore alle attività produttive Sergio Bolzonello, l’assessore alla Salute Maria Sandra Telesca, l’assessore al Lavoro Loredana Panariti, ma anche i presidenti della II Commissione regionale Alessio Gratton e della III Commissione Franco Rotelli, i capigruppo consiliari, i rappresentanti dei due corsi di Laurea in Educatore Professionale e Scienze dell’Educazione delle Università di Udine e di Trieste, i rappresentanti dell’associazione di categoria Anep e quelli delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori.“In Friuli Venezia Giulia ci sono almeno 3300 educatori e 1800 addetti all’assistenza – spiegano Giada Pozzetto, Luca Fontana, Gian Luigi Bettoli, Pier Antonio Zanin e Samantha Marcon -, attivi soprattutto nelle Cooperative sociali “A”, ai quali vanno aggiunte le diverse centinaia di operatori dell’inserimento lavorativo attivi nella Cooperazione sociale “B” con una formazione sostanzialmente sui generis, frutto di un’esperienza professionale autoprodotta”.

Nonostante a livello nazionale la proposta di legge dell’on. Iori (in via di approvazione) sembrerebbe poter trovare una parziale soluzione, restano a livello regionale diversi nodi da sciogliere in cui la Regione Friuli Venezia Giulia sconta pesantissimi ritardi. Uno tra i tanti riguarda “la necessità di tutelare i lavoratori “privi di titolo” occupati attraverso precise direttive regionali in sede di procedure di affidamento, al fine di evitare esclusioni arbitrarie nonché discriminazioni attraverso penalizzazioni economiche, basti pensare alle penali imposte agli appaltatori”.

Da qui la necessità di “proseguire il confronto con la nostra Regione per arrivare finalmente ad una soluzione rispetto alla posizione agli operatori e operatrici “privi di titolo” che operano all’interno delle nostre cooperative. E’ infatti necessario tutelare i lavoratori “privi di titolo”, in realtà molto qualificati e spesso con decenni di esperienza alle spalle, occupati sia in sede di procedure di affidamento e sia nella definizione di una proposta formativa per la loro riqualificazione che sia sostenibile”.

Il Welfare regionale “ha potuto svilupparsi, nelle sue diverse espressioni, solo grazie a migliaia di operatrici ed operatori che hanno fatto scelte vocazionali significative ed hanno operato, a volte per decenni, anche in carenza delle necessarie attività formative da parte degli enti preposti. Senza queste operatrici ed operatori – spiegano gli organizzatori del meeting regionale di Palmanova – sarebbe impossibile garantire la prosecuzione dei servizi in atto. Peraltro, la carenza di personale qualificato non offrirebbe nemmeno una, per altro ingiusta, forma di sostituzione”.

Quanto all’Amministrazione regionale, “la Regione Friuli Venezia Giulia sconta un ritardo ultradecennale al riguardo, non avendo mai effettuato in passato attività formative in ambito educativo – prima che fosse richiesto il titolo di laurea per svolgere la professione di educatore – ed intervenendo con grave ritardo nella formazione degli OSS. Il personale occupato è stato comunque formato attraverso continue attività di aggiornamento, principalmente a carico delle Cooperative sociali, oltre che dei singoli operatori”.

Come già anticipato, attualmente il quadro vede – secondo le stime elaborate da parte del pool di associazioni e dai dati forniti dall’Amministrazione Regionale – una presenza di operatori “privi di titolo” stimabile almeno in 3300 educatori e 1800 addetti all’assistenza, ai quali vanno aggiunti decine, se non centinaia, di operatori dell’inserimento lavorativo attivi nella Cooperazione sociale “B”, con una formazione sostanzialmente sui generis, frutto di un’esperienza professionale autoprodotta”.

Va detto che in questo momento la situazione potrebbe essere, anche se solo parzialmente per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, in via di risoluzione, grazie al percorso accelerato di discussione ed approvazione della proposta di legge nazionale che dovrebbe regolare la professione dell’educatore professionale, parificando i due diversi percorsi di laurea e garantendo la continuità occupazionale al personale già in servizio e fornito di titoli diversi, previo un percorso specifico di formazione annuale in ambito universitario.

Fabio Della Pietra

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