PROFUGHI: LA RETE SOCIALE PER L’ACCOGLIENZA

Itaca si mette a disposizione per superare l’emergenza

PORDENONE – Bivacco al Parco San Valentino, C’è la tendopoli dei profughi: parco disertato, Tendopoli al collasso, Sgomberato l’accampamento dei profughi, Dopo lo sgombero dal parco continuano le notti all’addiaccio, La stazione è un dormitorio per i profughi di passaggio… Questi sono solo alcuni dei titoli apparsi sui quotidiani locali alcuni mesi fa, all’inizio dell’inverno, a sintetizzare una situazione di oggettiva difficoltà sociale, culturale, politica, economica. E questa è anche la ragione per cui quasi tutta la Cooperazione sociale pordenonese, tra cui la Cooperativa sociale Itaca, ha messo a disposizione le proprie risorse.

Nel territorio pordenonese, dell’accoglienza e assistenza dei richiedenti protezione internazionale, da molti anni si occupa, sia su incarico della Prefettura di Pordenone, sia in affiancamento di alcuni Comuni nei servizi cosiddetti SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), la Cooperativa Nuovi Vicini, nata alcuni anni fa dalla volontà dei soci dell’omonima associazione, avviata da più di dieci anni dalla Caritas Diocesana di Concordia Pordenone. A loro, come alla Prefettura come ai Comuni interessati, molte altre Cooperative sociali della provincia hanno messo a disposizione reti e risorse per supportare la situazione di emergenza emersa negli ultimi mesi. La Cooperativa Itaca, ad esempio, con un capannone sito nel territorio del Comune di Pordenone, analogamente la Cooperativa Acli con la loro vecchia sede nel Comune di Cordenons, la Coop Noncello con degli appartamenti adiacenti la loro sede in Roveredo in Piano e molti altri, sia reti formali che informali.

A fine 2015, essendo in scadenza il bando precedente, la Prefettura di Pordenone ha indetto una nuova procedura di gara per il servizio di accoglienza di cittadini stranieri in attesa di ingresso nel programma SPRAR, attraverso l’individuazione di strutture nel territorio provinciale con le quali assicurare l’accoglienza di 800 migranti fino al 31 dicembre 2016 (il bando è consultabile sul sito della Prefettura di Pordenone).

Il servizio – precisa il bando – dovrà essere effettuato in strutture con capacità ricettiva per un numero medio di 10/20 persone e comunque non superiore a 50 persone (derogabile a discrezione della Prefettura) per favorire un sistema di accoglienza diffusa. Riguardo la tipologia di utenza, il servizio è rivolto a tutti anche minori purché ricompresi in un nucleo familiare; purtuttavia il bando precisa che la tipologia prevalente di utenti è maschile. È questa infatti, una delle caratteristiche dei richiedenti asilo in Friuli Venezia Giulia, composti per il 90% da giovani afgani e pakistani.

Grazie anche alla rete creatasi per la gestione dell’emergenza, non è stato difficile presentarsi con un raggruppamento di 10 Cooperative sociali, guidato dalla Coop Nuovi Vicini, che da questo mese di febbraio 2016 si è aggiudicato il servizio. Le cooperative associate sono Acli di Cordenon s (Pn), Baobab di Pordenone, Itaca di Pordenone, Fai di Pordenone, Futura di San Vito al Tagl.to (Pn), Karpos di Pordenone, Noncello di Roveredo in Piano (Pn), Piccolo Principe di Casarsa (Pn), Sviluppo e Lavoro di Belluno.

Riguardo il prezzo di assegnazione, l’importo offerto è stato di poco al di sotto di quanto messo a disposizione dalla Prefettura attraverso il Ministero degli Interni, ovvero un massimo di € 35 giornalieri per persona effettivamente ospitata. Per noi non sarà certo un “business”, in ogni caso daremo puntualmente conto della rendicontazione di entrate e uscite.

Il servizio, va sottolineato, è stato valutato anche su altri criteri: modalità di organizzazione e gestione, diffusione dell’ospitalità, competenze e risorse messe a disposizione.

L’oggetto dell’affidamento, infatti, da rendere in stretto raccordo con la Prefettura di Pordenone, è ampio e articolato. Tra i tanti aspetti prevede servizio di ingresso e gestione amministrativa (funzionalità degli alloggi, trasporti presso gli uffici competenti, registrazione ospiti e presenze), servizio di assistenza generica (assistenza, organizzazione quotidiana…), servizi di pulizia e igiene ambientale, erogazione dei pasti (con rispetto alle scelte culturali e religiose), fornitura beni (generi di prima necessità come vestiario adeguato, prodotti per l’igiene personale, erogazione di una tessera telefonica prepagata di € 15 all’ingresso, erogazione di un importo giornaliero pro capite di € 2,50 a persona per necessità personali), servizi per l’integrazione (assistenza linguistica e culturale, servizi informativi e legali, sostegno socio psicologico, assistenza sanitaria da effettuare presso i presidi o medici di base, orientamento al territorio e assistenza nei rapporti con la questura)…

L’accoglienza che abbiamo offerto non prevede solo una mera fornitura di beni di prima necessità e disponibilità di alloggi collocati in tutti gli ambiti socio assistenziali della provincia, ma anche un sistema relazionale che prevede riunioni, colloqui individuali con l’ausilio di professionalità specifiche per trasmettere informazioni, intenzioni, comunicazioni, formazione, per supportare la conoscenza di diritti e altro ancora.

Non è indifferente il come viene perseguito l’obiettivo educativo che, in ogni caso, è declinato nel bando con richiamo alle leggi in vigore: condurre le persone verso un’autonomia personale, l’integrazione sociale, attiva e funzionale. Il percorso di accoglienza, dal momento più emergenziale di presa in carico allo sviluppo successivo, prevede un sostegno costante e uno sviluppo verso l’autonomia richiamandosi alle linee guida SPRAR.

Le Cooperative partecipanti, Itaca compresa, operano già in tutti gli ambiti provinciali e questo aspetto potrà favorirà quanto previsto dalle linee guida, che richiamano attività di promozione nella facilitazione all’accesso e fruizione dei servizi, nella promozione di attività di sensibilizzazione e informazione per facilitare il dialogo tra beneficiari e la comunità cittadina, nella costruzione e consolidamento delle reti territoriali. Tutto sarà gestito da un comitato composto da tutti i partecipanti e con la regia di Nuovi Vicini, che si occuperà non solo della pianificazione di tutte le attività, ma anche di valutare e armonizzare le modalità operative, l’impatto sociale, del raccordo delle azioni anche con le istituzioni coinvolte.

Abbiamo fatto una cosa normale, abbiamo fatto il nostro. Avremmo anche potuto girare la faccia dall’altra parte, invece abbiamo deciso di esserci, perché ci occupiamo di persone.

Secondo Stefano Mantovani, presidente di Coop Noncello, questo fenomeno non solo non è destinato ad arrestarsi, ma cambierà la nostra società, “non possiamo limitarci a gestire l’integrazione con una filiera che parte dall’alto, dobbiamo entrare in questo processo di trasformazionale sociale, per fare, per dialogare, perché è parte di noi”.

Andrea Barachino, presidente della Cooperativa Nuovi Vicini, che questo fenomeno lo ha vissuto e visto cambiare nel corso degli anni, sostiene che la nuova complessità geopolitica determinerà sempre più fenomeni di questo tipo, e non possiamo più sottilizzare sulla tipologia di status o di migrazioni, umanitarie o economiche, non possiamo non tenere conto delle carestie, della desertificazione, delle politiche economiche mondiali. Ritiene che occorra lavorare per sviluppare un vero sistema territoriale ricolto all’accoglienza e “liberare le molte risorse della società civile”.

Si può anche essere contrari alla risposta politica fornita dai Governi, compreso quello italiano, ma il fenomeno non può essere ignorato, né possiamo continuare a concepirlo e gestirlo con un approccio emergenziale. Noi, non possiamo e non vogliamo ignorarlo.

maxresdefault_2Orietta Antonini

Presidente

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