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Sfuma la sanatoria regionale per 6000 operatori sociali privi di titolo

Trieste

Nei giorni scorsi il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia non è riuscito ad approvare una norma che proponeva una sostanziale sanatoria per migliaia di “educatori privi di titoli” ed Oss (operatori socio sanitari) da riqualificare. Questo a fronte di dati drammatici, provocati da decine d’anni di ritardo della nostra Regione. Ma, nonostante la responsabilità condivisa da tutte le forze politiche storiche, queste ultime sono riuscite ad accapigliarsi su polemiche “politicanti” che non ci riguardano, mentre la burocrazia regionale si è presentata, come spesso succede, poco preparata e con proposte non del tutto convincenti. Lo sostengono i presidenti regionali di Legacoopsociali Fvg, Confcooperative-Federsolidarietà Fvg, Agci-Solidarietà Fvg, Circolo Acli Nuova Cooperazione e Gruppo spontaneo educatori Pn.
Questi sono i dati: relativamente al personale con funzioni educative (svolte nei servizi scolastici e parascolastici, educativi territoriali ed in comunità ed istituzioni) stiamo parlando, per difetto, di 1200 persone laureate (categorie prevalenti: psicologia, scienze dell’educazione e materie letterarie), di 1700 diplomati (categorie prevalenti: liceo psicopedagogico, diploma magistrale e tecnico dei servizi sociali) e di circa 700 persone con la scuola dell’obbligo (e si tratta spesso del personale più anziano, sia in senso anagrafico che professionale). Per quanto riguarda la parte assistenziale (servizi territoriali, residenziali e case per anziani) parliamo invece di circa 3600 persone, di cui solo 1800 diplomate Oss in questi ultimissimi anni a tappe forzate (pur possedendo quasi sempre precedenti titoli, o titoli stranieri superiori).
Di fronte a questi fatti, certe polemiche di bassa lega, che abbiamo conosciuto attraverso la stampa – proseguono Giada Pozzetto, Luca Fontana, Gian Luigi Bettoli, Pierantonio Zanin e Samantha Marcon -, sono perlomeno stucchevoli, e fanno capire in quale situazione kafkiana vengano discussi i problemi della gente nelle sedi istituzionali. Nel frattempo, operatori “non qualificati”, come ad esempio psicologi in servizio da vent’anni, sono costretti a frequentare i corsi Oss regionali per avere almeno un titolo che garantisca il loro posto di lavoro in futuro. Certo: perché poi ci sono enti che, in sede di gare d’appalto, chiedono qualifiche che non ci sono, e non vengono neanche prodotte dal sistema formativo!
Ma il massimo l’abbiamo appreso in questi giorni, leggendo i manifesti con cui la sede portogruarese dell’Università di Trieste propaganda i suoi corsi di laurea in “scienze dell’educazione”.
Stiamo parlando di un corso di laurea che produce “educatori privi di titoli”, in quanto l’unica laurea riconosciuta dalla normativa statale italiana è quella di Educatore professionale, svolta presso la Facoltà di Medicina (nel nostro territorio, dall’Università di Udine). Quindi, che senso ha far laureare le persone con un titolo che alla data di oggi non vale nulla, ed aumenta l’area della “irregolarità”?
Per capire quale sia il paradosso, a Portogruaro si mettono a concorso 230 posti, mentre ad Udine solo 50.
Da cui, come morale, il senso del passo evangelico citato sopra. Non sono organismi dello stesso Stato di cui facciamo parte, sia la Regione che lascia crescere il numero degli operatori “privi di titoli”, sia l’Università che produce “lauree bidone”, sia le Aziende sanitarie ed i Comuni che chiedono personale in possesso di titoli per i quali non sono stati fatti i corsi in queste ultimi – almeno – vent’anni?

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