IL VALORE AGGIUNTO DI ITACA: IL LAVORO QUOTIDIANO NEI TERRITORI

P1170895Mutualità esterna e impresa sociale

 

Pordenone

MUTUALITÀ ESTERNA

L’attività svolta nei servizi è stata arricchita da un gran lavoro di personalizzazione degli interventi finalizzato ad andare oltre la normale erogazione dello specifico servizio assistenziale o educativo, per rappresentare un valore aggiunto relativo alla riattivazione – se non alla costruzione ex novo – di reti sociali e comunitarie; lo testimoniano anche quest’anno le quasi mille gite e le decine di eventi promossi e/o partecipati nei territori. Ma lo testimoniano, nei fatti, la relazione fatta di fiducia e di professionalità con la committenza e con l’utenza, ciò che ha consentito di raggiungere risultati così importanti, in considerazione del fatto che l’incremento del fatturato non è dovuto all’acquisizione di nuovi appalti “milionari” bensì al lavoro piccolo, quotidiano, fatto nei territori.

Nonostante questi indicatori positivi, il nostro mercato di riferimento – colpito dai tagli alla finanza locale – è in recessione e sarebbe miope sottovalutarne le conseguenze. Di questo arretramento si notano gli effetti in una diminuzione della presa in carico di utenza da parte dei servizi pubblici, soprattutto nei servizi rivolti all’agio ed ai giovani, nonché a quelli domiciliari.

Gli utenti cui abbiamo erogato i nostri servizi assistenziali hanno subito una continua riduzione nel triennio, passando da 9.239 del 2012, a 8.567 nel 2013 fino agli attuali 8.271 dell’esercizio 2014. A fronte di ciò, assistiamo all’aggravamento delle patologie dell’utenza unitamente a prese in carico improprie, l’aumento nelle strutture residenziali di persone con bisogni sanitari medio alti, l’annullamento di risorse per la prevenzione. Ad aggravare la situazione si riscontrano l’emanazione di gare di appalto con obiettivi mirati al massimo ribasso e un livello esasperato di burocrazia.

Sul tema delicato, su cui da anni la cooperazione sociale è impegnata, della chiusura degli ex Opg notiamo in queste settimane una scarsissima chiarezza metodologica. Si è finalmente concluso l’iter di un provvedimento normativo (la L. 81 del 30.05.2014) avviato ormai più di 6 anni fa con l’obiettivo di smantellare quelle disumane strutture (6 in tutta Italia) per trasferirne le competenze alle Regioni. La Regione Friuli Venezia Giulia, anche accogliendo gli orientamenti dei vari Dipartimenti di Salute Mentale, ha proposto al Ministero un programma che prevede la valorizzazione delle strutture e attività esistenti che possano comunque fornire risposte efficaci con percorsi terapeutici riabilitativi diffusi nel territorio ed è una risposta di civiltà che deve trovare una coerente e concreta attuazione. Nonostante il lungo iter, oggi le richieste di intervento, sono incerte nella quantificazione, nei tempi e nei metodi, e non consentono la progettazione e la presa in carico di obiettivi riabilitativi.

Dobbiamo infine constatare, come facciamo spesso ogni anno, che il quadro normativo di riferimento ci costringe troppo spesso all’emergenzialità e non consente, come meriterebbe una cooperativa come la nostra che si occupa di benessere della comunità, politiche di investimento di prospettiva, anche se rimane a noi, comunque, la responsabilità e il dovere di avere una visione strategica, creativa e coerente al ruolo che la cooperazione sociale pretende.

Per questo crediamo importante impegnarci sempre di più nelle attività di progettazione. Abbiamo ritenuto di specializzare una parte della nostra struttura commerciale e progettuale per cogliere con tempestività i nuovi spazi che ci si prospettano (dalla progettazione europea, ai momenti di studio e di ricerca verso analisi accurate dei bisogni e delle nuove patologie).

Con più intensità rispetto al passato daremo spazio, laddove possibile ed in particolare nei servizi territoriali e domiciliari, a forme sperimentali di cogestione con le realtà associative anche intensificando le progettualità di gruppo e sempre in questa area abbiamo reso operativo un progetto innovativo per l’informatizzazione di tutto il processo di presa in carico ed erogazione del servizio; nell’area dei servizi alla prima infanzia avvieremo sperimentazioni di servizi leggeri e flessibili che possano rappresentare una valida alternativa alle famiglie che non riescono ad accedere ai nidi, soprattutto per ragioni economiche.

Inoltre, per rispondere alle criticità emergenti nell’offerta dei servizi sanitari, abbiamo contribuito alla costituzione di una rete sanitaria attraverso il Consorzio Welcoop, che coinvolge cooperazione sociale, professionisti, organizzazioni aziendali e associazioni, finalizzata all’erogazione di servizi socio sanitari, integrativi al Ssn, ad un costo contenuto e in ottica di presa in carico completa del cliente, sia dal punto di vista sanitario che da quello sociale.

 

L’IMPRESA ‘SOCIALE’

Dal punto di vista economico e gestionale i risultati sono stati positivi sia per il mantenimento del trend di crescita dei ricavi – ma che non durerà all’infinito e che già nel 2015 probabilmente vedrà una contrazione  -, sia per il buon risultato economico.

Uno dei nostri vantaggi competitivi più rilevanti continua ad essere determinato dalla molteplicità delle diverse attività esercitate – cosicché siamo ancora in grado di gestire non solo quelle che consentono gestioni complete e durature, ma anche quelle il cui impatto economico non è rilevante e a volte anche con una marginalità deficitaria, salvaguardando in questo modo l’occupazione.

Tab 2

Rimangono le difficoltà nei due asili nido a gestione propria in relazione alla riduzione dei bambini e alla diminuzione dei contributi regionali assegnati; per questo stiamo pensando a nuove progettualità connesse ad investimenti mirati che possano consentirne il mantenimento: in particolare parliamo dell’acquisto di un terreno limitrofo al nido di Pordenone, su cui vorremmo operare con attività in sinergia con lo stesso nido.

Criticità riguardano anche i servizi socio assistenziali ed educativi domiciliari e semiresidenziali, proprio in relazione alla prassi, esasperata negli ultimi anni, che vede una standardizzazione dei costi delle prestazioni comprensive di oneri di spostamento, o che non contemplano tali oneri e men che meno il tempo per una corretta analisi qualitativa e quantitativa della presa in carico indispensabile per una progettazione individualizzata.

Per motivi diversi risulta altalenante l’andamento dei servizi residenziali soprattutto nella disabilità: parliamo di quelli in cui vige il sistema tariffario a retta che per sua natura condiziona il risultato economico soprattutto quando è di pertinenza pubblica la possibilità di accedere a tali servizi.

Tab 3

Itaca lavora prevalentemente nella regione Friuli Venezia Giulia, si amplia nelle province limitrofe della regione Veneto e nella provincia autonoma di Bolzano, un territorio di intervento dal perimetro molto ristretto e che subisce pressioni dall’esterno anche rilevanti. Ciò rappresenta un ulteriore affaticamento: considerato che lavoriamo per il 90% del nostro fatturato con gli Enti pubblici, risultano maggiormente acuite le difficoltà di uno sviluppo commerciale condizionato dal sistema delle gare di appalto – gestite spesso dall’Ente al massimo ribasso o senza il riconoscimento delle condizioni contrattuali minime e alla ricerca di facili recuperi di spesa.

Da qui nasce il nostro tentativo di ampliamento dei servizi non solo territoriale, ma anche di investimenti che ci consentano di gestire con maggior autonomia le nostre attività: è su questo versante che cercheremo di orientarci, tendendo sempre e comunque al rafforzamento patrimoniale – prima vera garanzia di autonomia.

 


2014 NUMERI IN LIBERTÀ
1177 Soci
1518 Lavoratori (soci e dipendenti)
368 Lavoratori assunti nell’anno
82,6 % di presenza femminile
17,4 % di presenza maschile
16 Componenti del Cda di cui 11 donne
1 La prima presidente donna
1 Vice presidente nazionale di Legacoop
92 Socie che hanno usufruito della copertura al 100% della maternità obbligatoria
12 Neo papà che hanno usufruito del permesso retribuito
128 Beneficiari dei bonus per i servizi di conciliazione
5 Aree produttive
536.500 Euro di quantificazione monetaria della mutualità verso soci nel 2014
8.271 Utenti beneficiari dei nostri servizi (oltre i servizi aperti)
50 Euro di valore di un’azione della Cooperativa Itaca
700 Euro di quota sociale in azioni per i soci lavoratori
39,3 Età media dei lavoratori
166 Interventi formativi obbligatori
87 Interventi formativi professionalizzanti
33 % di lavoratori con una anzianità superiore ai 7 anni
9 Uffici territoriali, percentuale di lavoratori stranieri, milioni di euro di investimenti in 20 anni
100 Soci che al 31 dicembre sono titolari di una posizione di prestito sociale
3,75 Tasso di remunerazione lordo del prestito sociale
38,9 Milioni di euro di ricavi (valore della produzione)
31.333.360 Euro di ricchezza complessivamente distribuita, di cui euro 25.763.086 ai soci lavoratori e euro 5.409.538 ai dipendenti
4,8 Milioni di patrimonio netto aziendale
29  Soci volontari
34 Sedi collegate dall’esterno con la nuova rete in fibra ottica
1.647 Attivazione di caselle di posta elettronica a tutti i lavoratori
5 Pagine Facebook ufficiali di Itaca
116 Veicoli di proprietà della Cooperativa
15 Automezzi con pedana per il trasporto disabili
2.481.807 Km stimati percorsi dai lavoratori per lo svolgimento delle attività della Cooperativa
0 Giorni di ritardo nel pagamento delle retribuzioni
460.000 Euro della somma dei ristorni assegnati ai soci dal 2009 al 2013

Testo tratto dalla relazione del Cda al Bilancio 2014

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