COMUNICARE LA SUPERVISIONE A TEATRO

P1170852La relazione d’aiuto tra scienza e ri-creatività

Pordenone

Lo scorso 21 maggio si è tenuto a Borgomeduna di Pordenone il convegno Vedersi per Vedere. La supervisione come risposta ai bisogni del “Sistema Cura”, organizzato dalla Cooperativa Itaca in collaborazione con Anoss Magazine. Tra le peculiarità del convegno la scelta della Cooperativa di affiancare agli interventi moderati dal Renato Dapero, consulente e direttore della rivista Anoss Magazine, e tenuti da Marzia Basei (psicologa e psicoterapeuta della Cooperativa Itaca), Stefano Tacca (psicologo e psicoterapeuta libero professionista) e da Giampaolo Storti, ecologo umano/consulente formatore, lo spettacolo “Ma cosa succede veramente in quella stanza?” a cura del gruppo teatrale “La Bottega” di Concordia Sagittaria (Ve).
Lo spettacolo (qui la photogallery completa della rappresentazione) è nato dal tentativo di trovare e sperimentare una nuova forma di comunicazione che, attraverso un messaggio a contenuto scientifico, dialogasse con tutti gli addetti ai lavori (direttori, coordinatori, operatori sanitari e assistenziali) senza la mediazione dell’intervento accademico classico. Il teatro ha permesso di usare una formula di comunicazione informale che trasmetteva al pubblico la visiva e palpabile constatazione dell’importanza di creare un luogo ed un tempo in cui le persone abbiano la possibilità di esplicitare e condividere vissuti e difficoltà incontrate nella relazione d’aiuto. Il tutto inquadrato in una cornice teorica di riferimento che ha cercato di dimostrare l’applicabilità della supervisione a tutti i protagonisti della relazione d’aiuto: utenti, operatori e familiari.
Ma è stato difficile, più di quanto non ci aspettassimo, trasportare in un’opera teatrale la complessità della supervisione. È stato difficile trovare l’equilibrio tra scienza e ri-creatività, termini che ad una prima occhiata possono apparire in contrasto. Ma la sfida è stata comunicare la supervisione, come approccio scientifico al lavoro di cura, attraverso un approccio che nell’immaginario collettivo offre svago e creatività.
È stata un’impresa difficile e faticosa, perseguita con pazienza e determinazione, per prova ed errore. Ma ne è valsa la pena, quando si percepiva nel teatro partecipazione, trasporto, commozione, attenzione, misti a commenti tecnici bisbigliati e a punti di vista differenti.
Ne è valsa la pena, quando ritieni che… citando Giorgio Maria Ferlini, “è il rifiuto della ripetitività, della noia, del già saputo che apre continuamente nuove prospettive, nuove possibilità creative; è l’attenzione posta con una meraviglia che si rinnova sempre, sulle persone, sulle nostre aspettative, sulle nostre reazioni, quelle di tutti i giorni, l’attenzione meravigliata e stupita verso ciò che accade quotidianamente, nelle singole relazioni che ci da senso alla vita, sia che il nostro compagno sia un bimbo piccolo o un uomo pieno di anni, nulla può essere dato per scontato, per precostituito”.

Anna La Diega

Guarda la photogallery del convegno

 

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