EDUCATORI NON QUALIFICATI IN FVG

Audizione delle Coop sociali in III Commissione

Trieste

Lo scorso 11 febbraio a Trieste, una vasta delegazione dell’Aci – Cooperative sociali regionale (Gian Luigi Bettoli, Michela Vogrig e Barbara Medeot di Legacoopsociali; Luca Fontana, Tania Vescul e Max Capitanio di Federsolidarietà; Manuel Millo di Agci-Solidarietà), del Circolo Acli Nuova Cooperazione di Pordenone (Pierantonio Zanin e Fabiano Del Piero) e del Coordinamento Spontaneo Educatori (Samantha Marcon) ha partecipato all’audizione con la III Commissione regionale della Regione Friuli Venezia Giulia sul tema degli educatori non qualificati.
A conclusione dell’incontro, le associazioni si sono impegnate a realizzare in tempi strettissimi una rilevazione statistica più precisa sul fenomeno (divisa per titoli, settori e aree geografiche), attraverso un questionario che sarà somministrato in tempi brevi alle Cooperative ed alle altre realtà del non profit nei prossimi giorni. A seguire il comunicato stampa diramato dal Consiglio regionale del Fvg. (Gian Luigi Bettoli)
III Comm: audiz. educatori non qualificati e operatori salute mentale
11 Febbraio 2015, ore 12:08

(ACON) Trieste, 11 feb – RCM – Audizione, in III Commissione consiliare regionale presieduta da Franco Rotelli (Pd), di Legacoopsociali, Agci solidarietà Fvg, Confcooperative, Cooperativa sociale Itaca, Circolo Acli “La nuova cooperazione”, Gruppo spontaneo educatori di Pordenone, sulla situazione confusa e complessa degli oltre 1.600 educatori non qualificati del Friuli Venezia Giulia, dei laureati in Scienza dell’educazione, degli operatori della salute mentale e di quelli dell’inserimento lavorativo, per un totale che sfiora le 3.000 unità.
Stiamo parlando – hanno spiegato i presenti – degli educatori dell’area della disabilità e dei minori, degli operatori della salute mentale e degli operatori sociali della cooperazione sociale B: si tratta di un’area molto vasta, con prevalenti funzioni educative-riabilitative. Sono persone per lo più laureate, ma senza dubbio tutte con decenni di servizio, che hanno frequentato corsi di aggiornamento e specializzazione organizzati dalle cooperative o da enti pubblici.
Un primo intervento regionale risale al 1996 – hanno quindi ricordato gli intervenuti – con una legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, e nel ’97 con una delibera di Giunta dove, per l’assistenza a tali soggetti, si parla di personale con funzioni socio-educative e personale con mansioni socio-assistenziali.
Due anni dopo arriva il decreto del ministero della Sanità che regola la figura dell’educatore professionale, ovvero colui che ha il titolo di laurea di operatore sanitario che deriva esclusivamente da un corso di facoltà di Medicina e non di altro genere. La Regione interviene nel ’98 e negli anni a seguire con dei corsi di qualificazione che equiparano gli operatori già in servizio ai laureati, e dunque dà loro un titolo equipollente.
Nel 2001 è istituito a livello nazionale il corso di laurea in Educazione professionale, corso che in regione parte a Udine solo tre anni dopo. Oggi si hanno dai 35 ai 40 laureati all’anno. Poi la Regione, nel 2006, interviene con la legge n. 6 disciplinando la figura dell’educatore, ovvero dell’operatore del sistema integrato, e prevede sulla carta corsi di formazione ma poi, in realtà, il buio – hanno chiosato i presenti.
In mancanza di un regolamento di attuazione della legge regionale 6/2006 in relazione alle risorse umane, gli Ambiti distrettuali della provincia di Pordenone – si è poi appreso – nei loro bandi di accreditamento per l’affidamento dei servizi richiedono requisiti, al personale, che si differenziano da Ambito a Ambito. La situazione non è affatto omogenea.
La soluzione dei corsi organizzati dalle cooperative non basta – hanno rimarcato – e chiediamo: il riconoscimento di base del contributo prestato dagli operatori non qualificati, in termini di anzianità di servizio, aggiornamento e titoli posseduti, nonché in termini di “diritti acquisiti” a svolgere determinate mansioni di tipo educativo/riabilitativo nel territorio regionale, ad esaurimento degli organici ora in servizio (nel caso in cui la Regione scelga invece l’obbligo di riqualificazione, si propone un percorso di studio per ottenere una qualifica di II livello post diploma con frequenza modulare); la definizione di accordi con le Università per avviare percorsi di riqualificazione; una generalità di Giunta che tuteli pro tempore la conservazione del posto di lavoro per gli educatori non qualificati finché non si arrivi alla concretizzazione dei provvedimenti definitivi che la Regione esprimerà in materia.
Discorso a parte per i tecnici dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate: si tratta di personale in maggioranza privo di titoli accademici in quanto reclutato e formato sulla base di precise professionalità. La soluzione di percorsi formativi di tipo accademico è incongrua – hanno affermato i proponenti -, mentre si auspica l’organizzazione di corsi obbligatori di formazione continua per il personale già occupato.
La Giunta si sta già facendo carico di questa problematica – hanno reso noto alcuni consiglieri – e sarà nostra cura, come III Commissione, seguire l’andamento delle decisioni che saranno prese a riguardo.

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