IL NIDO È UN LUOGO SENZA PRE-GIUDIZI

Nidi e operatori a confronto (3)

Faenza

Faenza 2014Nelle giornate 21-22 novembre si è tenuto a Faenza il 2° Meeting nazionale degli Operatori dei Nidi, al quale ho avuto la possibilità di partecipare. In queste due giornate ho avuto modo di ascoltare vari relatori che hanno affrontato diversi argomenti educativi. Uno fra tutti ha colpito la mia attenzione, in quanto mi ha dato modo di pormi domande sul mio agire e di mettermi in discussione. Ezio Aceti è un esperto di psicologia dell’età evolutiva e consulente psicopedagogico del Comune di Milano, la sua esposizione carismatica mi ha coinvolto dall’inizio alla fine. Aceti ha suddiviso il suo intervento in cinque punti. A questo proposito vorrei esporvi quelli che hanno avuto maggior significato per me e per il mio ruolo all’interno del Nido.
Inizialmente sono stati esposti i cambiamenti educativi nei bambini tra ieri e oggi. In passato c’erano più regole, una coerenza educativa (da parte di più persone), pochi stimoli, un’infanzia lunga e una crescita veloce. Oggi invece ci sono le emozioni al centro, un pluralismo educativo, molti stimoli ed un’infanzia veloce e una crescita lenta (adolescenti di 14 anni con una maturità di 7 anni).
Lavorando per il Nido di Cervignano ho dovuto spesso esporre il concetto di “che cos’è il Nido”, ma le parole di Aceti hanno posto attenzione ad un altro aspetto che non avevo mai preso in considerazione: il Nido come luogo ove non ci sono pre-giudizi di carattere, di educazione e amore. Non credo che ci sia bisogno di approfondire questo concetto ma piuttosto di prenderlo in considerazione, perché non è così scontato che non si debba dire mai ad un bambino che ha un brutto carattere, soprattutto scherzando. Anche nella relazione (concetto che ogni educatore si trova a trattare) nessuno ha ragione o torto, ma piuttosto bisogna avere umiltà e sapersi mettere in discussione.
Oltre a parlare del Nido e dell’educazione, è stato preso in considerazione un altro aspetto che può sembrare scontato, egoistico o addirittura assurdo, e riguarda i genitori. “Bisognerebbe uscire in coppia senza bimbi, almeno due volte al mese, ed ovviamente, vietato parlare di bambini”, ha esordito Aceti. So che è discutibile, ma la giustificazione che ha dato l’ho trovata ammissibile. Infatti con questa azione “egoistica” da parte dei genitori il bambino prova la cosa più importante, cioè sente che è nato da quella relazione così forte. Da un sentimento così profondo e stabile.
Al meeting oltre ad aver assistito agli interventi di vari relatori, gli educatori si sono trovati ad partecipare a diversi workshop. Il mio aveva come titolo “Da decenni al nido”, sono state esposte alcune riflessioni su cosa vuol dire lavorare al nido per molto tempo e che cosa comporta. A questo proposito sono state elencate alcune problematiche quali il burn-out, invecchiamento, perdita di entusiasmo e della motivazione, la fossilizzazione nello stesso ambiente di lavoro, ripetitività dello stile, minore capacità di mettersi in gioco, resistenza al cambiamento.
Partendo da qui poi sono state sviluppate le varie soluzioni dovute allo stress da lavoro correlato. Ad esempio, la rotazione in nidi diversi, formare gruppi di lavoro misti per età, mettere a disposizione uno sportello di ascolto per gli educatori, avere un coordinamento pedagogico, cambi di ruolo (ad esempio, del coordinatore), inserire educatori maschi (mettono in moto relazioni nidificanti), poter svolgere un particolare progetto in altri nidi, essere da tutor a tirocinanti o nuove educatrici, prendersi un anno sabbatico e formarsi in altre specializzazioni, avere lo stesso titolo 0-6 in modo da avere più opportunità di lavoro.
Colgo l’occasione per ringraziare la Cooperativa Itaca per l’opportunità datami, ho trovato l’esperienza molto fruttuosa, sia personalmente che professionalmente, e soprattutto utile da condividerla con il resto della mia equipe.

Tiziana Cazzola

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