LA COOPERATIVA ITACA E’ UNA NAVE CHE CANTA E PORTA LA RIVOLUZIONE?

Interviste a confronto dalla Carnia: Nency Foschia educatrice presso un servizio rivolto ai disabili e Matteo Palla il più giovane consigliere di amministrazione

A cura di Orietta Antonini

 

Pordenone

Nency FoschiaNency Foschia – Nasce in Venezuela nel 1977 e, anche se arriva in Italia all’età di 6 anni, porta ancora con sé e nel suo lavoro la fisicità, l’armonia, il calore e i colori della sua terra natale. Da 8 anni in Itaca, ha sempre lavorato presso il Csre di Gemona del Friuli, prima come addetta all’assistenza, poi come educatrice fino ad approdare, da qualche mese, al ruolo di referente. Nei ritagli di tempo, tra famiglia e lavoro, intrattiene e rigenera il suo gruppo operativo a suon di gong e campane tibetane. Nel suo lavoro ha di certo imparato a fare di necessità virtù per mantenere, come dice lei stessa, le opportunità che già ci sono ma nel costante tentativo di creare un angolino di felicità, per sé e per gli altri.

Matteo PallaMatteo Palla – Ha solamente 28 anni ed ha permesso di abbassare la media d’età del CdA. Coordina un servizio dell’area Minori per una parte del suo orario, nell’altra fa l’educatore. Quando si è presentato ha detto che voleva “fare una nuova esperienza, volta anche a conoscere più a fondo la Cooperativa, i suoi diversi ambiti e la sua organizzazione”. Da giocatore di pallacanestro è abituato a giocare in squadra ed applicare gli “schemi di gioco”.

 

Definisci la Cooperativa Itaca con una parola, una frase, uno slogan, un’immagine…

Nency – Mi viene in mente una canzone che mi piace molto: Talkin’Bout a Revolution di Tracy Chapman, una canzone impegnata, ma allo stesso tempo fresca, il cui testo parla di difficoltà delle persone e annuncia una rivoluzione che risuona come un sussurro, e che porterà ad avere ciò che spetta ad ognuno. Rivoluzione interpretata come cambiamento ed opportunità possibili che sono quelle che offriamo nel nostro lavoro.

Matteo – Una nave, a suo modo maestosa. Per cui attenzione ad inchini, iceberg e navi svedesi che sbucano dalla nebbia.

 

A cosa non rinunceresti mai?

Nency – Non rinuncerei al Con-Tatto verbale, oculare, emotivo, fisico, empatico… inteso come scambio di valori e qualità dell’esistere. Fondamentale sia nel contesto lavorativo che personale per creare legami sinceri.

Matteo – All’ironia.

 

Cosa potremmo fare di più e meglio?

Nency – In questo momento storico è difficile fare qualcosa in più, forse è il momento di trovare un modo funzionale a tutti per mantenere le opportunità che già ci sono.

Matteo – Volare più alto, trasmettere un più profondo senso di appartenenza alla cooperativa, ma mi accontenterei se riuscissimo anche solo a controllare meglio gli “accessori” prima di acquistare autovetture di seconda mano: l’ultima volta il “tesoro” è stato un preservativo molto ben occultato…

 

Hai la possibilità di inventare qualcosa: che cosa?

Nency – Dal punto di vista della tecnologia oggi siamo circondati da ogni bene che ci facilita la vita quotidiana; unica cosa mancante e se potessi la inventerei… il teletrasporto, per ovviare alle grandi distanze ed alla lontananza.

Matteo – La macchina del tempo, come quella che portava Topolino in un luogo ed in un momento preciso: potrebbe essere un turismo particolarmente educativo.

 

Fai un augurio alla Cooperativa Itaca nella tua lingua (poi – per cortesia – traducilo)

Nency – Sono nata in Venezuela, quando sono arrivata in Italia, parlavo solo il friulano e lo spagnolo, che ho trascurato per imparare l’italiano, ma la trovo una lingua molto armoniosa. L’augurio è una poesia di Pablo Neruda, augurando felicità a tutti.

Esta vez dejadme ser feliz,
nada ha pasado a nadie,
no estoy en parte alguna,
succede solamente que soy feliz,
por los cuatro costados del corazon,
andando durmiendo o escribendo
què voy a tacerle, soy feliz.
 
Questa volta lasciate che sia felice
Non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore
camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
MatteoCa tu podis continuâ a iudâ tante int, sie che la lavori jei part te, sie che tu lavoris tu par jei. Che possa continuare ad aiutare molte persone, siano esse lavoratori/lavoratrici o persone che usufruiscono del nostro servizio.

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