L’AMBIENTE CURA LA DEMENZA

Pordenone

Attualmente nella cura degli anziani ed in particolare di quelli affetti da demenza l’approccio di cura e di assistenza può essere distinto in due modelli principali. Da una parte quello cosiddetto tradizionale caratterizzato dalla cura dei sintomi, l’enfatizzazione della efficienza, da uno staff emotivamente distaccato, dastrategie intensive in ambienti istituzionali tecnologici in cui si dà particolare enfasi all’eliminazione del sintomo, dal dualismo corpo/mente, dalla valutazione quantitativa, dalla divisione dei ruoli: staff vs famiglia, dove la divisione dei compiti rappresenta spesso un elemento qualificante.

Dall’altra quello protesico basato fondamentalmente sulla comprensione dei problemi, l’enfatizzazione dei valori umani, con uno staff emotivamente coinvolto che applica strategie non invasive supportate dal concetto di unità corpo/mente e dove la valutazione qualitativa, con competenze accorpate in un ambiente non esplicitamente tecnologico, tende ad enfatizzare le abilità residue del singolo in una alleanza tra lo staff e la famiglia.

Ecco quindi che se accettiamo il concetto della riorganizzazione dell’ambiente come strategia di cura, la progettazione dell’ambiente per l’anziano ed in particolare per i più fragili di questi, i soggetti affetti da demenza, possiede la stessa dignità scientifica della terapia farmacologica.

L’ambiente, quindi, ha un ruolo strategico per le scelte terapeutiche ed assistenziali. Dotato di caratteristiche di plasticità e flessibilità, può fornire un valido sostegno protesico ai deficit della persona assistita, facilitando al tempo stesso l’attività del caregiver perché, se non si può pensare di cambiare la “storia naturale della malattia”, si potrà ad esempio ridurre alcuni sintomi, quali i problemi del comportamento, e rallentare il declino delle funzioni.

In questa complessità, risulta evidente che nessun operatore da solo è in grado di gestire la complessità clinica, assistenziale ed organizzativa di cui un anziano risulta permeato, soprattutto nelle fasi cliniche dove la fragilità prende il sopravvento.

L’integrazione fra le varie professionalità presuppone tuttavia una condivisione non solo di obiettivi ma soprattutto di metodologie che permettano il raggiungimento degli obiettivi individuati, attraverso un percorso di valutazione multidimensionale necessario per rendere tutti i professionisti adeguati all’intervento per garantire il più elevato benessere possibile per l’anziano.

Queste considerazioni si applicano in maniera significativa ai contenuti che verranno espressi nel 10° Congresso Nazionale della Associazione Geriatri Extraospedalieri – Geriatria Italiana Territoriale (AGE) che si svolgerà dal 26 al 29 marzo a Genova. All’interno del convegno è stata infatti dedicata una sessione all’ambiente di vita ed in particolare alla qualità dell’abitare per l’anziano fragile ed in particolare per l’anziano affetto da demenza, dove verranno affrontati con grande competenza ed attenzione i riscontri clinici e terapeutici che possono essere ottenuti grazie ad una attenta progettazione.

dott. P.A. Bonati

specialista gerontologia e geriatria

Presidente Associazione geriatri extraospedalieri – Geriatria territoriale italiana sez. Emilia Romagna

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