LA TUTELA DEGLI ANZIANI

Buone pratiche per umanizzare l’assistenza

 

Immagine di Francesco Salso

Immagine di Francesco Salso

Rimini

Il convegno tenutosi nei giorni 18 e 19 novembre scorsi nel suo insieme è stato interessante e di buon livello, filo conduttore il tema della relazione secondo la consueta tradizione della Erickson. Nelle due sessioni plenarie (mattina del primo giorno e pomeriggio del secondo giorno), i relatori italiani erano tutti docenti dell’Università Cattolica di Milano, da Folgheraiter a Donati, alla responsabile del convegno, Nicoletta Pavesi.

Le relazioni della prima mattina, disponibili negli atti del convegno dato spunti di riflessione interessanti. In particolare la provocazione dell’antropologo medico Tullio Seppilli, un bel vecchio di 90 anni curvo e con il bastone, dal cervello frizzante, che ha riflettuto sulla condizione anziana come contraddizione nella società di mercato globalizzato. Gli anziani sono un punto di malfunzionamento, sono un gruppo sociale irrazionale rispetto alla logica dominante. Dal Neolitico alla Rivoluzione industriale, per 3 milioni di anni gli anziani sono stati portatori di sapere fondante. Con la rivoluzione industriale accade qualcosa che non era mai accaduto prima, il cambiamento tecnico diventa più rapido di una generazione.

Due i workshop – sul tema dell’abitare – che ho scelto di seguire. Il primo, “Le imprese sociali di comunità: formile organizzative e modelli sociali”. Seminario condotto da Devastato, in cui sono state illustrate le esperienze della Cooperativa sociale Koinè di Arezzo e della Fondazione Don Gnocchi di Milano, i lavori sono partiti dall’idea che l’anziano per vivere ha bisogno di abitare, che è importante promuovere forme dell’abitare che si configurino come domiciliarità aperta. E che prevedano soluzioni abitative alternative anche per anziani fragili, soluzioni leggere e diffuse, a carattere micro, connesse allo sviluppo di comunità.

I punti chiave degli aspetti di innovazione riguardano: abitare come fare casa; radicamento territoriale, di tipo condominiale e comunitario; statuto pubblico della rete delle micro residenze; aderenza e modulazione delle risorse in base alle specifiche esigenze degli abitanti; assunzione di un’ottica reticolare; centralità della dimensione relazionale; mobilitazione delle risorse presenti nella comunità; assunzione di un’ottica valutativa di tipo partecipativo.

La presidente della Coop Koinè, Grazia Faltoni, ha illustrato la loro esperienza di pratiche di residenzialità avviata da 15 anni in provincia di Arezzo, partendo da una riflessione e una scelta di approccio al tema dell’invecchiamento. La scelta culturale della Cooperativa è stata quella di potenziare e diversificare i servizi domiciliari e territoriali, puntando su interventi personalizzati relazionali. Hanno avviato strutture di 8 posti letto, una per anziani autosufficienti, una per anziani non auto e una per disabili.

La Casa di Michele, ad esempio, è un “alloggio temporaneo condiviso” per 8 anziani non auto, realizzata acquistando i locali al piano terra di un condominio nella periferia di Arezzo, con una superficie di 45 m2 ad anziano, non autosufficienza di grado medio (indice di isogravità minore di 3); la durata media dei soggiorni è di 42 gg, 50% rientrano a casa e 21% vanno in altre residenze; livello di saturazione pari al 91,7%; standard = RSA modulo base della normativa Regione Toscana; patologie prevalenti = Parkinson ed esiti di fratture.

Fabrizio Giunco della Fondazione Don Gnocchi di Milano ha illustrato il Progetto abitare leggero. L’analisi della situazione in Nord Europa e Canada evidenzia che le residenze per anziani, ad elevata intensità sanitaria, accolgono solo le persone anziane negli ultimissimi anni di vita (ultimi 2,7 anni). Per il resto della popolazione anziana la politica europea (in particolare Danimarca, Finlandia, Germania, Francia) punta a migliorare l’habitat con l’adeguamento degli alloggi, oltre che a forme di residenzialità leggera.

Gli assi portanti di tale politica sono la progettazione architettonica globale, alloggi life-resistant, intergenerazionalità ma a corpi separati, orientamento verso la comunità. Il tema centrale è connesso ad una costruzione consapevole dei bisogni delle persone e al loro mutare nell’arco della vita.

Dall’analisi dei servizi agli anziani presenti in Italia in relazione al livello di perdita dell’autonomia, si evidenzia la perdita delle AADL (intraprendere attività sociali o fisiche che non sono indispensabili per una vita autonoma, ndr) gestita con una riprogettazione personale; la perdita di IADL (attivare e compiere attività essenziali per l’indipendenza tramite tecnologie al di fuori dell’ambito domestico, ndr) gestita con la riorganizzazione familiare, la perdita di BADL (attività quotidiane connesse alla cura della persona) gestita dai familiari con utilizzo dei servizi.

In Italia si registra una carenza di servizi nella fascia di età tra i 70 e gli 85 anni. E’ necessario realizzare una filiera di servizi appropriati ai bisogni delle persone. Per progettare l’apertura di un servizio residenziale leggero vanno in primis però verificati alcuni dati, tra cui il numero di anziani over 75, di quelli che abitano in affitto, che hanno il supporto di una badante, che sono seguiti dai servizi.

Il secondo workshop “L’abitare dell’anziano fragile” era costituito dal seminario condotto da Monica Martinelli, in cui sono state illustrate le esperienze di coabitazione seguite dell’Auser di Firenze, del condominio solidale di Ags per il territorio di Torino, di appartamenti assisti dell’Asp di Grazioli di Trento.

L’Auser di Firenze nella relazione “Abitare solidale. Pensare alla casa per una comunità solidale” ha illustrato un progetto di coabitazione, basato sulla qualità delle relazioni, facendo incontrare l’offerta di abitazione (ad esempio, anziani che vivono da soli e hanno una stanza libera) con la richiesta (ad esempio di donne con figli in uscita da percorsi di violenza domestica che avevano bisogno di una casa a costo zero, o padri separati non in grado di pagare un affitto).

Gli strumenti principali del percorso sono stati la redazione del profilo personale di chi offre e chi richiede alloggio, il patto abitativo. Il progetto, avviato ad ottobre 2012, finora ha realizzato 400 contatti, che sono sfociati in 74 coabitazioni per un totale di 148 famiglie.

La direttrice dell’Asp Grazioli di Trento, Maria Rosa Dossi, ha illustrato il loro Sistema di protezione leggero per favorire l’autonomia abitativa. L’Asp è un’azienda multi servizi che prevede una Rs da 185 posti, un Centro diurno da 50, un Centro servizi con 201 utenti in assistenza domiciliare, un punto riabilitativo e un punto prelievi, gli alloggi protetti.

Andrea Torre di Ags ha illustrato per il territorio di Torino il progetto del condominio solidale di Via Gessi – Un luogo diverso per gente normale. La città di Torino ha promosso un programma di housing di cui fa parte la Cooperativa sociale Ags. Nel condominio vivono anziani soli e donne in situazione di fragilità. Il progetto è seguito dagli operatori e da una famiglia residente volontaria.

Il contesto è articolato in 18 abitazioni, 5 piani con balconi a ringhiera e luoghi comuni (sala assemblea, sala gioco bambini, cucina, spazio che viene utilizzato dagli anziani del territorio). La cucina è il luogo cuore del progetto in quanto è l’ufficio degli educatori e punto di incontro informale, chi esce o rientra a casa ci fa un passaggio, parla, racconta, si sfoga, chiede e dà.

Laura Lionetti

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