IL METODO GENTLECARE A DOMICILIO

La cura gentile nell’approccio alla demenza

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Palazzolo dello Stella

L’area Territoriale Anziani della Cooperativa Itaca ha organizzato un seminario sul “Gentlecare a domicilio” aperto solo alle operatrici ed agli operatori della Cooperativa. Demenze e malattia di Alzheimer, buone pratiche su come applicare il metodo Gentlecare nell’assistenza a domicilio all’anziano, di questo ed altro si è parlato lo scorso 12 novembre a Palazzolo dello Stella, la giornata formativa era organizzata da Itaca con lo stretto supporto del Gruppo Ottima Senior. Sono intervenuti Silvia Fabris, responsabile dell’area Anziani Servizi Territoriali della Cooperativa Itaca, che ha introdotto i lavori; Annapaola Prestia, coordinatrice del Centro diurno “F. Candussi” gestito da Itaca, sul tema “La cura gentile – guardare il mondo attraverso gli occhiali della demenza”; Laura Lionetti, ufficio progettazione Cooperativa Itaca, su “Il metodo Gentlecare nella cura a domicilio”; l’architetto Enzo Angiolini del Gruppo Ottima Senior, che ha relazionato su “Lo spazio come protesi per la persona con demenza”. A seguire, il resoconto della giornata predisposto da chi vi ha partecipato. (fdp)

Dopo ogni seminario a cui partecipo rifletto sul messaggio e sul significato che posso estrapolare e fare mio al di là – o, meglio, a partire – dai preziosi contenuti che emergono dai sempre interessanti interventi.

Successivamente a quello svoltosi a Palazzolo della Stella il 12 novembre scorso “Il metodo Gentlecare a domicilio – La cura gentile nell’approccio alla demenza”, ho pensato a quanto la comunicazione in tutte le sue forme e i suoi canali sia davvero centrale in ogni rapporto e a come possa modificare la vita, il lavoro, lo stato emotivo delle persone, soprattutto quelle bisognose di cure.

Nel mondo della demenza, ancora in gran parte sconosciuto, la comunicazione è senza dubbio difficile perché necessita di uno sforzo notevole da parte di tutti, da parte di chi vuole dire qualcosa e non trova il modo per farlo e da parte di chi non riesce a comprendere, perché ingabbiato negli schemi razionali all’interno dei quali si muove. L’applicazione del metodo Gentlecare si propone proprio di comprendere il malato di Alzheimer nella sua incoerenza e di ascoltarlo nel suo linguaggio illogico adattando l’ambiente fisico e i programmi di assistenza per perseguire il benessere del malato stesso e dei suoi familiari.

Applicabile a diversi contesti, il metodo Gentlecare può trovare migliore espressione nella cura a domicilio. La casa, infatti, è il luogo in cui ciascuno di noi si sente a proprio agio, si sente protetto e sicuro. E’ l’ambiente che stimola, perché ricco di esperienze e ricordi, la memoria del passato e conseguentemente l’azione presente e futura. La casa è il luogo in cui uno vive essendo realmente se stesso, in cui si muove privo di quelle barriere che una struttura, per quanto accogliente, necessariamente pone inibendo alcuni comportamenti e quindi impedendo l’espressione della persona nella sua completezza.

Gli accorgimenti che devono essere apposti alla casa del malato di Alzheimer devono consentire di rendere più sopportabile la perdita del sé e dell’altro che caratterizza questa patologia e che invade l’intera famiglia che ne viene colpita. La possibilità di muoversi con facilità ma senza pericolo, di adattarsi a nuovi ritmi quotidiani, di effettuare attività familiari permettono di comunicare, di dare espressione naturale all’emozione, l’unica cosa di cui niente e nessuno può privarci e sulla quale, quindi, supportato dalla tecnica e dalle conoscenze, dovrebbe basarsi il nostro agire.

Quando è nata mia figlia e per circa un anno non solo non sapevo se mi capiva ma nemmeno se sentiva quello che dicevo. Eppure da quando è nata – e anche prima – le ho sempre parlato: usavo il linguaggio verbale certo, ma anche il corpo, gli oggetti, le figure, i colori, il movimento, il cibo. Come ogni madre parlavo con il cuore prima ancora che con la ragione, pensavo e agivo spinta dall’amore prima ancora che dalla logica.

Si può e si deve comunicare con il malato di Alzheimer e più in generale con tutti coloro che trovano difficoltà ad esprimere in parole il proprio pensiero o a cogliere in maniera immediata quello che vogliamo dire. Ogni cosa, ogni movimento, ogni espressione è comunicazione, bisogna solo trovare i tempi, i modi e gli strumenti giusti per permettere all’altro di capirci e a noi di capire l’altro.

Cristina Mazzilis

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