IL DINAMISMO NORMATIVO

L’eccessiva e costosa burocratizzazione

 

Pordenone

A fronte di un’inerzia nella progettazione efficace di politiche sociali di lungo respiro, non è mancato nel 2012 un ‘dinamismo’ normativo mirato a gestire le situazioni di emergenza ovviamente in maniera molto ‘limitata’.

A luglio 2012 è stato emanato il D.L. 95 cosiddetto decreto sulla ‘spending review’ che, tra le altre cose, ha disposto la riduzione del 5% dei contratti (importi e correlate prestazioni) nel settore sanitario e, come spesso accade nella normazione italiana, abbiamo pagato l’interpretazione a tratti letterale, a tratti singolare, di tali disposizioni. Tutta la cooperazione sociale ha dovuto evidenziare (e non sempre è stata ascoltata) che la norma consentiva la tutela di disposizioni normative, come gli affidamenti sotto soglia comunitaria a cooperative sociali di inserimento lavorativo, l’utilizzo di strumenti di acquisto territoriali sempre gestiti dalla pubbliche amministrazioni e soprattutto che la norma intendeva avviare l’urgente ri-programmazione e ri-strutturazione di tutta l’architettura sanitaria. Averlo fatto in questo modo – senza un diretto governo, senza responsabilizzare il livello locale e senza un sostegno a chi ha l’onere di agire tali provvedimenti – ha alimentato pratiche arbitrarie, se non illegali, quando si è chiesta la diminuzione di prestazioni che per qualità e quantità sono regolate da norme di legge, minacciando in taluni casi di non pagare le prestazioni qualora difformi; e non vanno considerate trascurabili le energie spese per rispondere alla ‘forma’.

A peggiorare la situazione nel mese di ottobre è uscita la prima versione del DL ‘stabilità’ approvato dal Governo che prevedeva l’assoggettamento dell’Iva dal 4 al 10% sulla maggior parte dei servizi da noi gestiti dal 1° gennaio 2013. Nonostante un’azione istituzionale congiunta anche con rappresentanti pubblici, la Legge Finanziaria ha confermato il provvedimento con uno slittamento di un anno, ossia al 1° gennaio 2014. Qualora confermato, questo provvedimento produrrà in un tempo molto rapido un effetto devastante, considerato che in Italia vi sono 9 mila cooperative sociali che forniscono servizi di welfare a più di 5 milioni di cittadini lavorando, come noi, per Comuni e Asl. L’Alleanza delle Cooperative Sociali (che raggruppa le tre associazioni di riferimento del sistema cooperativo) stima che 6 punti di Iva comporterebbero un aumento di costi per il sistema dei servizi sociali di 510 milioni di euro, di cui il 30% a carico delle famiglie e il restante 70% a carico dei Comuni.

L’intraprendenza normativa si è sostanziata anche con norme meno compromettenti sul futuro della Cooperativa, ma anche – probabilmente inutilmente (ma costosamente) – burocratiche; ai provvedimenti del 2011 (quello sulla tracciabilità dei flussi per esempio) possiamo citare nel 2012 il provvedimento riferito alla responsabilità solidale dei sub-appaltatori, l’applicazione di un nuovo obbligo del regolamento di esecuzione del Codice dei Contratti Pubblici che impone la trattenuta sui pagamenti di uno 0,5% in aggiunta alla già presente cauzione, l’ennesimo rinvio del costosissimo Sistri, la legge 35/2012 che impone a tutte le società la casella di Pec (posta elettronica certifica) che però non può ancora essere efficientemente utilizzata nella firma dei contratti, un altro provvedimento – sempre di semplificazione – riferito alla Scia, segnalazione di inizio attività, che se non avesse avuto un rinvio avrebbe determinato l’abbattimento di molte strutture pubbliche e private (tra cui il nostro asilo Farfabruco).

Il taglio alle risorse pubbliche colpisce tutto e tutti (quello che serve meno e quello che è indispensabile, chi è improduttivo ma anche quelli bravi) ed è anche per questo che i processi – anche nella sfera dei servizi sociali – si trasformano in aridi controlli. E’ un panorama che evidenzia un’esasperante burocratizzazione del sistema che non solo è costosa (perciò improduttiva e insostenibile) ma non restituisce al sistema stesso nulla che possa migliorarlo – a volte neanche la doverosa trasparenza -, quando invece basterebbe un investimento contenuto (soprattutto formativo) per ammodernare e soprattutto integrare le procedure amministrative.

Orietta Antonini

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